A proposito di Schmid

Riva del Garda (Tr)

Prosegue il progetto pluriennale In pinacoteca del Museo alto Garda, a Riva del Garda. Infatti Finestre sul contemporaneo iniziato nel 2013 con la personale di Claudio Olivieri, Il colore svelato, oggi vede protagonista Aldo Schmid in Astrazioni cromatiche. A cura di Daniela Ferrari e in collaborazione con il Mart, il museo dell’alto Garda intensifica approfondimenti e aggiornamenti sul linguaggio contemporaneo, a partire dagli anni Settanta. Da luogo di conservazione di carattere storico artistico a realtà capace di documentare il più recente linguaggio figurativo. La ricerca pittorica dell’artista trentino Schmid rappresenta una delle esperienze più compiute e coerenti, all’interno del panorama culturale territoriale, dedicata all’indagine sulle potenzialità espressive del colore.
Nasce a Trento nel 1935 da una famiglia di antiche origini viennesi, segue i corsi superiori all’Istituto magistrale. Fino al 1956 il contenuto dei suoi quadri si riferisce al paesaggio trentino e veneto, canali, porti, paesaggi veneziani, dove i due elementi cielo e acqua racchiudono case e barche in un’atmosfera di triste abbandono. Poi le prime figure, pescatori, operai, uomini comuni, immagini isolate per una ricerca compositiva e di atmosfera. L’incontro con Virgilio Guidi segna il momento più importante nella scelta decisa ad indagare il colore come luce. Viaggia molto e in Olanda conoscere direttamente le opere dell’espressionismo tedesco e l’astrattismo di Mondrian.

Frequenta gli approfondimenti di Kokoschka in Schule des sehens di Salisburgo e in contatto con l’ambiente veneziano si confronta con Deluigi, Vedova, Tancredi e il gruppo che opera attorno alla rivista d’avanguardia Evento, vicina alle posizioni delle estetiche fenomenologiche. Nel 1964 inizia lo studio della luce e del movimento con l’impiego di tele sensibilizzate e di mezzi fotomeccanici, l’anno successivo si dedica alle teorie sul colore e delle espressioni artistiche di Seurat, Matisse, Mondrian, Max Bill.
Incontra nel 1967 l’artista giapponese Abe Nobuya ed entra nel gruppo lllummation che ha come scopo quello di indagare la metamorfosi del colore nell’arte astratta contemporanea. Sono del 1968 le grandi superfici puntinate con cromature trasparenti, intese come analisi della luce nella sua essenza. Si interessa del concetto spaziale e lo studio dei colori complementari osservati come opposizioni. In seguito i suoi lavori si incentrano su un processo di verifica oggettiva dei rapporti fra colori primari e secondari. A Milano frequenta l’ambiente degli artisti e architetti, sostenuto dall’amico Luciano Baldessari. Sviluppa l’analisi delle interferenze fra i contrasti e quella dell’annullamento del margine per ottenere una fusione di colori, secondo progressive trasparenze e gradualità di pigmenti.

Nel 1976 si impegna per portare a termine le 720 permutazioni del Non nero, già iniziato da tempo. Lo stesso anno realizza le Cromotipie, pura energia di radiazione cromatica che forma la sostanza della realtà pittorica. Si focalizza intanto sul progetto di un dispositivo elettronico di indagine delle gradualità secondo schemi di proporzione progressiva dei pigmenti, di quantità e densità. Con alcuni artisti trentini: Mauro Cappelletti, Diego Mazzonelli, Gianni Pellegrini, Luigi Senesi e Giuseppe Wenter Marmi fonda il gruppo Astrazione oggettiva.

Nel 1978 è in contatto con un editore per pubblicare il libro da lui scritto sulla teoria del colore ma durante un viaggio a Roma rimane vittima del tragico incidente ferroviario del 15 aprile. Questa mostra vuole essere un omaggio alla sua arte condotta con rigore e dedizione nell’alveo della pittura pura. Un matematico delle tonalità, un ingegnere della cromia, maestro indiscusso e storicizzato che ha saputo tradurre percezioni in sensazione tattile, dove lo sguardo vuole, deciso e senza compromessi, perdersi nella vastità visiva interprete delle vibrazioni affettive. «Traduco immagini – affermava Aldo Schmid – in visioni di forme e di colori, con una chiarezza facile e precisa. Ogni momento mi rassicura la verità della mia decisione, del mio indirizzo. Il colore è dentro di me, come è dentro di me la necessità di percorrere lo spazio delle sue apparizioni e apparenze. L’interpretazione soggettiva del colore è una condizione, la ricerca dei valori dei suoi rapporti oggettivi è un’aspirazione, condizione di verità».

Fino al 20 luglio
al Mag – Riva del Garda
Info: www.museoaltogarda.it

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