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Uno, cento, mille Andy Warhol

Uno, cento, mille Andy Warhol: giungono nella capitale, con tutta la loro irriverente carica, 150 opere del celebre artista statunitense che ha saputo, forse come nessun altro, avvicinare l’arte alle persone e le persone all’arte, fondendo gli universi paralleli della società e del mondo concettuale in un unica grande tela colorata declinata all’infinito. “Non pensare di fare arte, falla e basta. Lascia che siano gli altri a decidere se è buona o cattiva, se gli piace o gli faccia schifo. Intanto mentre gli altri sono lì a decidere tu fai ancora più arte”. Con questo spirito Warhol, al secolo Andrew Warhola Jr. nato a Pittsburgh nel 1928 e morto a New York nel 1987, ha attraversato i frizzanti decenni del Novecento lasciando un’impronta indelebile nel mondo dell’arte e non solo, imponendosi su molti grazie a una personalità artistica talmente forte da influenzare diverse generazioni di seguaci e ammiratori. «Perché ancora oggi Warhol è così importante?», si chiede retoricamente Francesco Bonami, curatore della mostra insieme a Peter Brant della Brant Foundation. «Qualcuno ha detto perché è come se fosse ancora un artista vivente, capace di parlare ai giovani; questo è dovuto al fatto che i temi da lui affrontati come la morte, il consumismo, il successo, sono semplici ma fondamentali. Il percorso espositivo proposto è veramente valido, capace di abbracciare la vasta produzione artistica di Warhol in tutta la sua totalità», conclude il curatore fiorentino.

In mostra a Palazzo Cipolla (un polemico Emanuele Emmanuele, piccato verso le istituzioni pubbliche, ha fatto gli onori di casa alla conferenza stampa mattutina) fino al 28 settembre tele, sculture e fotografie appartenenti alla collezione di Peter Brant, la più grande collezione privata sull’artista: opere che testimoniano e raccontano il rapporto di amicizia e di scambio culturale tra il padre della Pop art e il giovane ma lungimirante collezionista. La mostra si apre con i primi disegni di Warhol, quando negli anni ’50 debutta nella commercial art e lavora come illustratore per importanti riviste dell’epoca, per finire con gli autoritratti. Nel mezzo i celebri ritratti di Mao, Liz Taylor, Marilyn e i famosi fiori, oltre alla Campbell’s soup, prima opera di Warhol acquistata da Brant nel 1967, e un grande Camouflage del 1986 e l’omaggio all’ultima cena di Leonardo da Vinci. Meno noti ma ugualmente suggestivi la serie di lavori declinati sull’oro e i dipinti dei francobolli realizzati con stampini ripetutamente battuti sulla carta. L’esposizione propone anche una serie di succose Polaroid, mai viste finora in Europa, che ritraggono molti volti di celebri personaggi degli anni ’70. Dal 18 aprile al 28 settembre. Palazzo Cipolla, Roma. Info: www.warholroma.it

Uno, cento, mille Andy Warhol: l’artista si sdoppia e dal 18 aprile al 20 luglio, invade anche il Pan, Palazzo delle arti di Napoli con la mostra Andy Warhol Vetrine. Curata da Achille Bonito Oliva, l’esposizione presenta un nutrito gruppo di opere su carta tratto dalla serie Golden shoes, realizzata da Warhol all’inizio della sua carriera a New York quando, a metà degli anni ’50, lavorava come grafico pubblicitario e vetrinista per i negozi di Madison Avenue. La rassegna raccoglie 180 opere che indagano il rapporto che legava l’artista statunitense a Napoli, un rapporto nato a metà degli anni ’70 grazie all’amicizia con il gallerista Lucio Amelio. Chiudono la mostra delle serigrafie delle Campbell’s soup e dei Camouflage, “scatole-scultura” e t-shirt realizzate dalla Andy Warhol foundation for the visual arts in sintonia con la volontà dell’artista che ha raggiunto il suo sogno di popolarità attraverso la moltiplicazione seriale delle proprie opere. Dal 18 aprile al 20 luglio. Pan, Palazzo delle arti, Palazzo Roccella, Napoli. Info: www.comune.napoli.it

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