Tutte le cose inutili

Non si capisce bene dove piazzarlo il duo pratese Tutte le cose inutili, in bilico come sono fra cantautorato e espressione punk ma non è un male, anzi. Testi che spesso giocano con le parole (Ti ricordi di tutti i ricordi in fila accanto ai cd, Pixo) rimanendo comunque semplici, quasi violenti nella loro immediatezza. Eppure, lontani dai toni intimistici del classico cantautorato nostrano, i pratesi propongono composizioni energiche, secche suonate come sono con chitarra e batteria. Dopo due anni di tour per la Penisola con il libro più un cd Preghiere underground stampato da Habanero edizioni, sono pronti a far uscire la loro ultima fatica, Dovremmo essere sempre così, un album composto da 10 tracce. Per l’occasione li abbiamo intervistati e dopo le risposte ci spiegano anche due loro canzoni contenute nel lavoro, Pixio e Per sempre ridi più il teaser del loro nuovo album.

Cosa sono Tutte le cose inutili?

«Tutte le cose inutili sono tutte le piccole cose, quelle insignificanti ma anche i dettagli che cambiano tutto. Tutte le cose inutili sono quelle persone che magari per un attimo, e magari senza nemmeno accorgersene, a te e in quel particolare momento della tua vita ti hanno dato qualcosa. Tutte le cose inutili è tutto il tempo che ci danno per esprimerci, ma sottovoce. Materialmente siamo un duo chitarra e batteria, cantiamo entrambi e alle persone che ce lo chiedono diciamo di fare cantautorato punk, sudore e parole pesanti».

Come avete registrato l’album?

«Dovremmo essere sempre così è stato registrato in due giorni a Prato tra le fabbriche tessili e le colline. Abbiamo scelto insieme a Lorenzo Supa bigi di registrarlo in presa diretta per rendere quell’idea del live, dei suoni reali, della dinamica, dello sbaglio. Il primo giorno ci siamo ritrovati a fare le sovraincisioni di chitarra fino alle 8 di mattina, tra gli amari alle erbe e i caffè, tra i panini col prosciutto e le patatine. In una canzone c’è anche uno xilofono vero. Abbiamo dormito sul divano qualche ora e siamo ripartiti il giorno dopo. Voci fino alla mattina seguente e tutti a casa. Ne è uscita fuori una mezzora tirata, dal pezzo veloce alla ballata strappamutande, da quello urlato a quello sussurrato, ce n’è per tutti i gusti. Mi piace pensare che ci si possa sentire un po’ di Fiumani e un po’ di Massimo volume».

Di cosa parla Dovremmo essere sempre così?

«Questo album è il primo vero lavoro di Tutte le cose inutili come power duo. Perché le cose da ascoltare sul web, un paio di EP e l’album uscito per Toten Schwan erano stati registrati solo da me, con l’aiuto di batteria finte e pad, e quindi non quello che abbiamo portato in giro fino ad adesso. Il nome dell’album Dovremmo essere sempre così, significa che dovremmo prendere tutto questo come un gioco, tutto ciò su cui abbiamo sprecato tutte e dico tutte le nostre energie negli ultimi due anni. Avere dei nostri cd negli scaffali e tra vent’anni poter dire questo l’ho fatto io, oppure dire di quella volta che abbiamo suonato sulla spiaggia a Recco e milioni di altre esperienze. Dovremmo essere sempre così è un grido di speranza, una richiesta di pace, una dichiarazione di guerra, è giocare con la consapevolezza di non star giocando. Fino a quando ci emozioniamo ancora con le nostre canzoni che sappiamo a memoria, allora continueremo, continueremo a lanciare le nostre bombe di carta, le nostre bombe carta».

Con quale background arrivate a questo nuovo lavoro?

«Nell’ultimo anno abbiamo fatto più di 80 date in tutta Italia, dal Trentino alla Calabria, e questo è stato possibile oltre all’aiuto di amici, a pomeriggi passati a mandare mail, e a ricevere una risposta ogni cento messaggi. Abbiamo conosciuto persone che ci mettono l’anima e i pochi soldi per portare in giro tutta quella musica che non si vede non si sente ma c’è. Abbiamo suonato dal club al bar, su una spiaggia, in una casa e ovunque fosse umanamente possibile. In queste date abbiamo portato in giro un libro+cd Preghiere underground pubblicato da Habanero edizioni di Genova, che abbiamo presentato al loro festival con Fast animals and slow kids, Iori’s eyes e Benvegnù. Da quel momento abbiamo deciso di inserire dei reading musicati tratti da quel libro nel nostro live, spaziare dal punk ai reading maturi ci piace tantissimo. Poi il mio racconto Come quando ha vinto la menzione d’onore al MIpensi 2013, e il nostro pezzo Muro è entrato nella compilation Viscere prodotta da Stop records».

Fate altro nella vita a parte questo?

«Oltre a questo progetto Meo è un grafico e fotografo che è passato da un lavoro vero e proprio a fare lavoretti da freelance al nero a tempo perso, mentre io da quando ho lasciato l’università vivo con questo, mi sveglio pensando a questo, a trovare una data per martedì in Basilicata, a provare, a migliorare. Sto anche scrivendo un nuovo libro, con calma infinita. In questo progetto ci stiamo mettendo tutto, finché sarà possibile, facendo uno scalino alla volta, e tutto ciò chiaramente esclude molte cose, ad esempio un lavoro non ci permetterebbe di suonare come stiamo suonando, anche cinque giorni a settimana. Per adesso questa è la priorità, dare tutto, e siamo convinti che le persone questo lo capiscano, più di tante altre cose. Poi quando sarà il momento un modo lo troveremo per fare la spesa o per mettere la benzina. Adesso non ci vogliamo pensare. Adesso non possiamo pensarci».

Progetti futuri?

«Per il futuro non lo sappiamo, abbiamo già altre canzoni in cantiere, quindi chissà, forse in estate già avremo la voglia di registrare qualcosa di nuovo. Gli obiettivi sono suonare, portare in giro la nostra musica, e con lei tutto noi stessi ovunque, magari trovare qualche santo che abbia la voglia di aiutarci a stampare un disco. Ma soprattutto vogliamo sudare, piangere e ridere su un palco o quello che sarà. Far si che quello che suoniamo e cantiamo diventi di tutti, lasciare che ognuno ne prenda un pezzo e lo faccia suo».

Le cose inutili ci spiegano due dei loro testi più significativi:

Pixo, testo

Ti ricordi di tutti i ricordi in fila accanto ai cd, delle tue foto in verticale, delle mie mail? Ti ricordi di tutti i chilometri, caricare scaricare montare suonare smontare ricaricare partire? Ti ricordi delle pisciate in autogrill, svegliarsi già in autostrada, dei posti di merda a suonare negli angoli, delle solite risposte alle solite domande da due anni, e i venti centesimi sotto il seggiolino? Un giorno ne rideremo. Meo che cazzo saremo diventati? Le recensioni nel comodino sotto le bollette, le lettere e gli abbracci, dire venti parole e far capire chi sei. Ma noi non riusciamo a smettere, ma noi non possiamo.

Pixo, commento

Abbiamo finito di scrivere questa canzone il giorno prima di registrarla. È nata finita. Pixo è la macchina a gpl che ci ha accompagnato in questi 15.000 km di autostrada per andare a suonare in questo anno meraviglioso e continuerà a farlo. Dice che suonare in giro è bello, conoscere gente, vedere tanti posti che senza Tutte le cose inutili non avremmo mai avuto la voglia di vedere, urlare e leggere davanti a persone totalmente estranee, e non c’è niente di più bello. Però c’è anche l’altra faccia della medaglia, il cercare gli spiccioli sotto il seggiolino per pagare i caselli, il dormire in macchina in verticale senza potersi sdraiare, mangiare cose improbabili ad ore improbabili. Ma questo non basta per dire basta, ancora no. Abbiamo ancora molte cose da fare, molti mari d’inverno da fotografare, molte canzoni da cantare per far capire cos’è che abbiamo dentro, molte batterie da montare e smontare all’infinito. Poi come è iniziata finirà, con gli abbracci.

E per sempre ridi, testo

Finissero così, nel silenzio più assoluto, in uno di quei silenzi che l’uomo per non sentirsi solo si deve inventare dei brusii. Ma è nel silenzio che accada qualcosa, è il silenzio che da vita alla forza del suono delle sue mani dei bicchieri che si frantumano, è il silenzio che da vita a tutto ciò che poi sarà ricordo. E ora non trovo il silenzio, e non trovo neanche te. Potremmo fare quel gioco che ti lasci andare all’indietro, e ti dovresti fidare di me. Andiamo in città anche se è mercoledì, ci dovrà pure essere un tabacchi aperto, venti distributori di preservativi e nessuno per la strada, mi piacerebbe stamparmi nella mente un’immagine di te che ridi, e per sempre ridi.

E per sempre ridi, commento

E per sempre ridi è nata nel 2011 come una cantilena chitarra e voce di meno di cinquanta secondi. Poi con Meo siamo diventati due e dopo un paio d’anni, ascoltando i miei pezzi vecchissimi su Soundcloud ha scoperto questa e si è innamorato, e ne abbiamo tirato fuori una ballatona da lacrimoni. È anche la più diversa dal punto di vista musicale perchè al posto della batteria ci sono dei loop ritmici della GEMRodeo che è la tastiera anni ’70 che Meo ha trovato in casa della zia e che usiamo nei live. Parla di qualcosa che è finito, e di guardare indietro senza distorsione, di rivedere le cose per quello che erano e studiarle una per una come fossero pagine di un libro e magari ridere, magari imparare, magari piangerne, ma mai dimenticare.

Info: www.facebook.com/TutteLeCoseInutili

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