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Giovani siriani in mostra

Colours of resilience è la mostra che da martedì 1 a giovedì 3 aprile espone, negli spazi della Dar Al Anda gallery di Amman, le opere realizzate dai giovani siriani che vivono nei campi per rifugiati della Giordania. La singolare esposizione è ideata e curata da Aptart (Awareness & Prevention Through Art) in collaborazione con Acted. AptArt è una giovane Ong in cui operano attivisti e artisti che intervengono sui territori maggiormente colpiti dal flusso migratorio dei rifugiati. I dipinti e le foto di Colours of Resilience sono stati realizzati, nel corso di un workshop di street art, dai ragazzi siriani e dai giovani giordani delle comunità ospitanti sotto la guida e con l’attiva partecipazione di artisti locali. I ragazzi e gli artisti hanno lavorato nelle province giordane del nord, nel centro di Za’atari, il secondo campo rifugiati al mondo per estensione e densità, e in quello di Ciber city, con l’intento di infondere una nuova identità e un senso di appartenenza allo spazio condiviso attraverso l’uso del colore e delle immagini.

Samantha Robison, executicve director e fondatrice di Aptart racconta «In Giordania, lavoriamo nel campo di Za’atari e in altre comunità. Siamo molto attivi anche fuori dagli accampamenti, dal momento che l’80% dei rifugiati vive all’esterno di questi centri. Nel campo di Cyber city, dove vivono circa cinquecento persone, oltre a fornire i beni di prima necessità, cerchiamo di dare soprattutto ai più giovani la possibilità di occupare il loro tempo con attività artistiche di tipo ludico e formativo. Ricordo un bambino, di nome Mohammad, espulso dalla sua scuola in Siria prestissimo perché troppo vivace, che sorridendo mi dice – Non so ancora scrivere il mio nome ma posso dipingere, perché tu me lo hai insegnato – Questi sono i momenti in cui comprendi che è possibile fare qualcosa di concreto per loro attraverso l’arte. (…) Molti bambini assumono pose da duri, hanno atteggiamenti da adulti, noi cerchiamo di restituirgli un po’ dell’infanzia che hanno perso, anche solo per un paio di ore al giorno, aiutandoli a esprimersi attraverso i colori e ad immaginare un futuro migliore con la creatività; come nel lavoro di street art realizzato dal duo tedesco Herakut, a Mafraq, e siglato dalle impronte colorate delle mani dei bambini. La composizione evoca la devastazione causata dall’uomo, dalla quale può rifiorire la speranza, in questo caso rappresentata da un albero di ulivo, dall’intreccio dei suoi rami e dai suoi frutti. Quest’opera racconta la straordinaria capacità umana di recupero e ci dice – Io sono il futuro. Faccio ciò che posso, nel luogo in cui vivo, con quello che ho- ». A proposito della mostra di Amman sottolinea «È interessante vedere come due mondi così diversi, quello dei donatori e quello dei beneficiari delle donazioni, possano emergere e coesistere all’interno della stessa iniziativa». È forse questo l’aspetto più sorprendente di Colours of Resilience.

Fino al 3 aprile, Dar Al-Anda Gallery, Jabal Al Weibdeh, Giordania; info: www.daralanda.com

Courtesy immagini: AptArt

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