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Le non architetture di Galofaro

«L’architettura è un fatto d’arte, un fenomeno che suscita emozione, al di fuori dei problemi di costruzione, al di là di essi. La Costruzione è per tener su: l’Architettura è per commuovere». Il celebre aforisma di Le Corbusier appare quanto mai calzante per introdurre il progetto espositivo allestito presso gli spazi della fondazione pastificio Cerere sotto la curatela di Domitilla Dardi. Be the poem è il titolo della mostra dedicata a Marco Galofaro, architetto romano e model maker che ha fatto dei suoi prototipi architettonici esempi di eccellenza manifatturiera. Il progetto espositivo sorprende per la molteplice lettura delle opere in mostra, se da una parte è affascinante poter indagare le costruzioni architettoniche presentate, dall’altra parte è stupefacente la sapienza di Galofaro nel realizzare modelli materici che possiedono una duplice natura artistica.

Galofaro durante la sua esperienza professionale ha lavorato con i più grandi architetti del mondo da Massimiliano Fuksas fino a Jean Nouvel, Odile Decq e Pedro Campos Costa. Recentemente Modelab, lo studio di Galofaro, ha realizzato il prototipo in resina per Alfredo Jaar che ha presentato all’ultima Biennale di Venezia. I modelli di Galofaro non rappresentano semplicemente i progetti architettonici ideati da altri studi ma sono in prima istanza una elaborazione tradotta in materia delle visioni spaziali di progettisti ed architetti. Galofaro imprime nei suoi prototipi la sua personale concretizzazione materica del disegno, lasciando spazio, inoltre, alle creazione di fantasiose architetture che costituiscono una nuova prospettiva per sondare il proprio universo immaginifico. Le opere esposte sono eterogenee riproduzioni di edifici dall’aspetto utopico che presagiscono un futuro imminente dove l’urbanistica metropolitana si consegnerà a forme e profili dagli sviluppi inaspettati. Scrive Robert Morris nell’articolo intitolato Anti Form del 1968. «La forma non è perpetuata dai mezzi ma dal mantenimento di fini idealizzati e separabili. È un’impresa antientropica e conservatrice. Essa spiega l’architettura greca che evolve dal legno al marmo e appare identica, o l’aspetto dei bronzi cubisti con i loro piani frammentati e sfaccettati. La preservazione della forma è una sorta di idealismo funzionale». Nei prototipi di Galofaro l’idealismo funzionale emerge nella volontà di rendere accessibile il frutto di un’idea, di edificare architetture che stravolgeranno l’estetica dei nostri tessuti metropolitani, un modello che diviene il presagio di un futuro possibile.

Fino all’11 maggio, fondazione pastificio Cerere, via degli Ausoni 7, Roma; info: www.pastificiocerere.it

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