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Cinema, le nuove uscite

Le proiezioni settimanali partono sullo sfondo politico grazie a Quando c’era Berlinguer di Walter Veltroni. Il documentario raccoglie alcune delle tante testimonianze relative al percorso, soprattutto politico, di colui che probabilmente ha maggiormente impresso il proprio volto nella storia del Pci. Veltroni si fa autore di un prodotto che vuole restaurare la memoria, e lo fa in prima persona divenendo voce narrante del lungometraggio da lui diretto, accompagnando l’attività registica con un impossibile distacco emotivo. L’omaggio resta comunque un intento di valore, indirizzato all’approfondimento di un personaggio che ha caratterizzato un determinato scenario politico tramite una forte e indistinguibile passione; una convinzione riflessa in un uomo di grande coraggio che certamente non sorriderebbe di fronte all’odierno periodo di forte crisi economica, tematica affrontata nell’opera In grazia di Dio diretta da Edoardo Winspeare e interpretata da Laura Licchetta, Celeste Casciaro e Gustavo Caputo. Quattro donne di uno stesso nucleo famigliare che dopo il fallimento della loro impresa decidono di trasferirsi in campagna per potersi ricostruire un futuro; scelta obbligata e involuta che in realtà porterà a nuove scoperte, connesse a rinnovate consapevolezze inerenti all’importanza dei rapporti affettivi.

Dall’indebolimento sociale dovuto alla crisi agli sfarzi della moda con la pellicola francese di Jalil Lespert sulla vita di Yves Saint Laurent, con Pierre Niney, Laura Smet, Guillaume Gallienne e Charlotte Lebon. Sceneggiato da Jacques Fieschi, Marie-Pierre Huster e Jalil Lespert il film narra l’ascesa del promettente stilista, che non appena diviene responsabile della casa di moda Christian Dior s’incentra totalmente e con forte determinazione alla realizzazione delle proprie ambizioni. Storia di un marchio leggendario fondato dallo stesso Saint Laurent e da colui che rappresenterà l’amore di tutta la sua vita: Pierre Bergé. Il regista Lespert restituisce una biografia nel complesso riuscita, soffermandosi su alcune porzioni di vita riguardanti il nostro protagonista piuttosto che altre, ma confeziona un prodotto artistico che ben marca l’intuizione estetica dello stilista, lasciando nello spettatore un qualcosa di nostalgico che fa rimpiangere un mondo non ancora contaminato da un capitalismo sfrenato. L’interpretazione timida di Niney resta saggiamente contenuta, delineando in modo realistico il carattere del personaggio interpretato, riuscendo a non sminuirsi di fronte all’importanza delle caratterizzazioni di Geoffrey Rush, Sophie Nélisse ed Emily Watson nella fatica diretta da Brian Percival Storia di una ladra di libri (The Book Thief); nella Germania della Seconda Guerra Mondiale l’obiettivo principale di una giovane ragazza è quello di salvare i libri dai roghi dei nazisti. Tratto dal romanzo La bambina che salvava i libri scritto da Markus Zusak, il film prende la forma di un recipiente nel quale molteplici sono i significati, su tutti la volontà e la libertà di espressione in un contesto che costringe alla schematizzazione del pensiero. La lettura non ha il solo scopo di evasione, ma intensifica l’istinto al rifiuto del condizionamento a senso unico. Dunque un omaggio alla voglia di conoscere per concedersi una propria interpretazione degli avvenimenti che circondano le nostre esistenze, con la consapevolezza di aderire alla realtà non rinunciando però al sogno.

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