Personaggi

Joseph Beuys a Buenos Aires

Fino al 23 giugno è in corso una retrospettiva alla fundaciòn Proa di Buenos Aires su Joseph Beuys. Ad essere esplorati sono gli anni che vanno dal 1955 al 1985. Tre decenni e 110 opere per descrivere l’attività di un artista che ha rivoluzionato tutto.

Tra le personalità più emblematiche dell’arte concettuale, l’artista tedesco si è mosso sempre su percorsi ancora inediti, attraverso tecniche, materiali e media radicalmente differenti. Disegni, oggetti, sculture, installazioni, video e performance. La mostra curata da Silke Thomas e Rafael Raddi racchiude praticamente tutto. Il percorso espositivo inizia dai primi approcci di Beuys con il gruppo Fluxus, con il quale condivideva la visione dell’azione come momento creativo. Un’azione mossa dall’interesse per l’altro e in grado di offrire strumenti per cambiare la società. Azioni collettive dal carattere terapeutico e non di denuncia. Provocatorie forse, ma con al centro la volontà di cambiare, di stravolgere il rapporto dell’uomo con la società. Una società materialista e massificata per un arte mercificata, abituata a servire il mercato quando avrebbe dovuto servire lo spirito. È necessario quindi operare una trasformazione sociale, ma che sia radicale, estrema. L’arte è dappertutto e per tutti, da questo concetto parte la rivoluzione di Beuys.

«Ogni uomo è un artista», è il suo grido contro l’elitarismo in cui, spesso ancora oggi, versa l’arte. Una Free international university in cui affermare il ruolo sociale dell’arte. Nessuno è escluso. Partendo da qui, Beuys coglie il valore dell’individuo come soggetto unico, pensante, attivo nella società. L’arte non consiste nella produzione di meri oggetti ma in un profondo processo interiore in grado di cambiare la realtà. Il punto d’arrivo è, attraverso il corpo e le sue azioni, scardinare i concetti precostituiti per ritrovare uno spazio intimo riservato all’uomo soltanto.

In mostra, insieme ai video delle sue performance più estreme, anche opere realizzate con feltro, grassi e rame. Lavori che hanno radici nella sua vicenda biografica, nella partecipazione al secondo conflitto mondiale dal quale ne esce vivo grazie alle cure di un gruppo di nomadi che lo curano avvolgendolo in quelli che diventeranno i materiali simbolo della sua creazione artistica: il feltro e il grasso, appunto. Da questo momento Beuys seguirà un filo di rinascita spirituale, quasi sciamanica che trova la sua perduta armonia nel contatto tra l’uomo e la natura.

Fino al 23 giugno; fundaciòn Proa; Buenos Aires; info: www.proa.org

 

Commenti