Tre mostre all’Auditorium

Se nella lettura anche l’occhio vuole la sua parte, la Festa del libro e della letteratura Libri come, riserva uno spazio anche all’arte figurativa. Fondazione musica per Roma ha commissionato a Marzia Migliora, artista piemontese che si esprime attraverso vari linguaggi, video, sound, fotografia e performance, la realizzazione di un progetto espositivo sul lavoro, ossia il tema conduttore della rassegna di libri in corso. Si tratta di un’opera dal titolo significativo, Può provocare una reazione, tratto dalle avvertenze per la sicurezza codificate dalla comunità europea, riservate ai lavoratori che hanno a che fare con sostanze tossiche. L’artista, che spesso trae ispirazione dagli spunti più vari, siano letterari, scientifici o colti dalle tradizioni popolari, esprime con una grande potenza simbolica l’idea che ha di lavoro e lavoratori, condensando le implicazioni che questo tema contiene, dalla soddisfazione dei bisogni, alle ambizioni personali, fino al senso della collettività.

Si dice che quando leggiamo un libro che ci è piaciuto molto alla fine dell’avventura avremmo desiderio di incontrare l’autore per stringergli la mano e diventarne amici. La mostra che troviamo al Foyer dell’Auditorium in occasione di questa rassegna, offre proprio l’opportunità di incrociare lo sguardo di grandi scrittori attraverso lo scatto di maestri della fotografia. Si tratta della esposizione La fotografia incontra la letteratura, che propone 27 ritratti di autori famosi dal primo Novecento a oggi, riprodotti in grandi dimensioni e tratti dal libro Scrittori, a cura di Goffredo Fofi ed edito da Contrasto. Accade così di incontrare il sorriso dolce del premio Nobel Alice Munro, colta in un giardino assolato in mezzo ai fiori dalla macchina fotografica di Peter Sibbald, di ammirare la celeberrima foto di Hernest Hemingway fatta da Robert Capa, Italo Calvino immortalato da Gianni Giansanti, o Federico Garcia Lorca secondo David Seymour. In molti casi si instaurava simpatia e stima reciproche tra gli scrittori e i loro fotografi, a tal punto che nelle immagini si riescono a cogliere tratti intimi e inediti degli autori famosi, o a scoprirne passioni, luoghi prediletti e stati d’animo che non emergono nelle loro opere. Tra le firme di geniali fotografi emerge quella di Elliott Erwitt, che prediligeva il mondo dei letterati tra i suoi soggetti, di cui si può ammirare il ritratto di Jack Kerouac o di Philippe Roth. Ogni immagine esposta all’Auditorium e’ accompagnata da una frase significativa dello scrittore corrispondente, in modo tale che con una sintesi efficace possa arrivare all’osservatore la poetica e lo spirito degli autori. «Nei casi più belli e’ accaduto che gli scrittori abbiano scoperto qualcosa di se’ che ignoravano o su cui non avevano abbastanza riflettuto- scrive Goffredo Fofi- nell’immagine che di loro ha dato il fotografo che sapeva vederli».

L’etica del lavoro e lo spirito di Makkox e’ la serie di tavole esposte nello spazio Garage del Parco della musica, realizzate da Marco Dambrosio per raccontare la sua idea di lavoro. Si tratta di una sequenza di disegni da leggere scorrendo in senso verticale e non orizzontale, perché l’autore ritiene questa modalità di fruizione più consona all’uso sul web. Dambrosio e’ infatti un’esperto di grafica digitale e ha portato la sua arte del fumetto nelle nuove frontiere dell’editoria. Le tavole esposte raffigurano vari personaggi e situazioni legate al lavoro: «io non mi occupo di lavoro, ma credo nel lavoro. In quello dei monaci benedettini, fatto di costanza e applicazione senza nessuna altra ambizione se non il miglioramento – dice Dambrosio – in questa chiave chiunque può scoprire che, come effetto collaterale, il lavoro paga, e ripaga. Forse, se tutti lavorassimo come i benedettini, avremmo la perfetta realizzazione del senso del lavoro».