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Klimt, le origini del mito

Gustav Klimt è il protagonista della stagione espositiva primavera-estate di palazzo Reale a Milano. Apre al pubblico il 12 marzo e resterà visitabile fino al 13 luglio la mostra Klimt, alle origini del mito, curata da Alfred Weidinger, vicedirettore del museo Belvedere di Vienna, insieme a Eva di Stefano. Al mondo esistono solo 100 dipinti a olio a firma di Klimt, di cui ben venti sono esposti in mostra, insieme a disegni, studi accademici e fotografie d’epoca. Tra i dipinti a olio sono presenti in mostra Il Girasole e La famiglia, due opere chiave nella storia della produzione klimtiana che lasciano per la prima volta le sale del museo Belvedere di Vienna e approdano in anteprima nazionale a Milano. La mostra, sviluppata attraverso un percorso didattico, racconta, come rivela il titolo, l’opera di Klimt prima di diventare suo malgrado un’icona, quindi pone l’accento sul contesto formativo dell’artista, familiare e accademico, e sui primi anni di attività nell’ambito della Secessione viennese. Le prime sale sono dedicate ai ritratti giovanili realizzati da Gustav a membri della sua famiglia accanto a opere dei fratelli Ernst e Georg: le tele rivelano l’influenza del padre orafo e l’attenzione precoce verso diverse tecniche artistiche, dagli olii su avorio alle incisioni su rame arricchite da vetri colorati. Dopo gli studi alla Scuola d’arte viennese, la seconda parte della mostra mette in luce la produzione di Klimt come pittore storicista e il rapporto con Hans Makart nonché l’attività della Compagnia degli artisti, da lui fondata nel 1881 e attiva nella decorazione pittorica di edifici pubblici, specialmente per i teatri e i musei dell’impero austro-ungarico. Tra questi uno dei suoi primi incarichi pubblici fu la realizzazione degli affreschi con figure allegoriche femminili quali la Tragedia, la Scultura e la Musica, dipinti per il Kunsthistorisches museum di Vienna, nei quali si possono vedere le prime raffigurazioni della donna fatale che scandalizzerà i borghesi conservatori viennesi.

La mostra procede cronologicamente con il periodo della Secessione e le opere della maturità che l’hanno reso celebre: la netta svolta stilistica coincide biograficamente con la morte del padre e del fratello. Dopo una fase di totale abbandono della pittura durata tre anni, Klimt vive nel clima della Secessione un periodo caratterizzato da un forte internazionalismo, dalla ricerca di un’espressione d’arte totale e da un’attenzione moderna alle pratiche della Gestalt, del prender forma degli spazi, dell’allestimento e delle esposizioni nell’ottica di un coinvolgimento dello spettatore. Manifesto di questa fase è il Fregio di Beethoven (1901-1902), un dipinto lungo tre metri realizzato in occasione di una mostra a cui parteciparono tutti gli artisti della Secessione viennese, di cui a Milano è esposta la riproduzione integrale, a segnare l’evidente cambio dello stile dall’opulenza decorativa dell’arte di impronta accademica a una ricerca di riduzione formale. La mostra prosegue con l’esposizione di opere del primo decennio del XX secolo attraverso un percorso tematico: i paesaggi, i ritratti – tra cui la celebre Salomè conservata alla Ca’ Pesaro di Venezia – e il nudo, con il bellissimo Adamo ed Eva del 1918, espressione compiuta del periodo aureo di Klimt. Opere all’insegna di un rinnovato rapporto di Klimt con l’Italia e in particolare con Venezia e la basilica di San Marco, i cui mosaici bizantini vengono interpretati sviluppando in ritmi melodici la forma lineare ed accendendo i colori perlacei con bagliori d’oro, d’argento e di smalto. Una mostra intelligente per riscoprire, al di là d’ogni retorica, la figura colta, sensibile e raffinata fino alla morbosità di Klimt. Un’occasione per guardare alla cultura del suo tempo, legata a implicazioni simbolistiche che fanno da contraltare alla contemporanea letteratura di Robert Musil: per entrambi l’esistenza risulta un campo enigmatico, sospeso e fluttuante.

Fino al 13 luglio; palazzo Reale; info: www.klimtmilano.it

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