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Iconografia metropolitana

ll museo Correr, a Venezia, ospita due eccezionali mostre unite lungo un percorso ideologico che offre ai visitatori l’opportunità di conoscere l’evolversi e i cambiamenti iconografici che il tema della raffigurazione della città ha subito nel corso dei secoli, dalla visione rinascimentale alla concezione dinamica delle avanguardie. Con L’immagine della città europea dal Rinascimento al secolo dei Lumi, curata da Cesare De Seta, profondo conoscitore di questo tema a cui ha dedicato fondamentali contributi storico-critici, gli spazi al secondo piano della location di piazza San Marco si aprono alla rievocazione dell’universo urbano europeo, dal Cinquecento alla fine del Settecento. Sin dal Medioevo il tema della città è stato un soggetto privilegiato dalla pittura europea, che ne ha esaltato il valore di propaganda delle virtù dello stato. Partendo dall’Italia, che per prima grazie all’invenzione della prospettiva, introduce l’imago urbis come affascinante manifesto delle ambizioni di papi, principi o sovrani, si entra in un itinerario cronologico oltre il tempo osservando città che i secoli hanno completamente trasformato. In mostra tavole, tele, incisioni, atlanti e disegni, provenienti da prestigiose collezioni italiane e straniere: dalla realtà xilografica di Jacopo de’ Barbari alle vedute di Firenze, Roma, Napoli, Genova, Siracusa di Gaspar van Wittel, Didier Barra, Alessandro Baratta, Jacob Philippe Hackert, passando dalle spettacolari rappresentazioni di Varsavia di Bernardo Bellotto fino agli scorci della Londra del XVIII secolo. Van Wittel, ad esempio, padre del vedutismo europeo, con la sua opera, accompagna la crescita artistica mondiale esordendo come topografo quando giunge a Roma nel 1675. «Il vedutista di città – sottolinea Cesare De Seta – tuttavia racconta una storia per immagini, la sua è sempre una mezza verità, un’invenzione, perché è impossibile verare una città. Il suo talento è tanto maggiore quanto più è abile nell’ingannare chi guarda la sua immagine di città, anche se è costretto, per necessità, a dissimulare i suoi tradimenti del reale».

In concomitanza, Léger e la visone della città contemporanea. L’esposizione, in collaborazione con The Philadelphia museum of art, è suddivisa in cinque sezioni: la metropoli prima della Grande guerra, il pittore della città, la pubblicità, lo spettacolo, lo spazio. Presenti oltre 100 opere di cui più di sessanta dell’artista francese, tra cui spicca lo straordinario dipinto La Ville, un quadro che dà avvio alla fase più sperimentale della sua produzione, concesso eccezionalmente in prestito dal museo americano insieme ad un nucleo di altre 25 importanti lavori. Si entra in pieno nella straordinaria avventura della sperimentazione ed affermazione dell’avanguardia artistica europea e la Fondazione musei civici di Venezia ha portato nella Serenissima la prima grande esposizione sull’opera del pittore francese in Italia. «Se l’espressione pittorica è cambiata – affermava Fernand Léger – è perché la vita moderna l’ha richiesto. La vista dal finestrino della carrozza ferroviaria e dell’automobile, unita alla velocità, ha alterato l’aspetto abituale delle cose. Un uomo moderno registra cento volte più impressioni sensoriali rispetto a un artista del diciottesimo secolo. La compressione del quadro moderno, la sua varietà, la sua scomposizione delle forme, sono il risultato di tutto questo». La mostra permette di mettere a confronto la pittura dell’artista con molti altri suoi innovativi progetti, sempre collegabili al tema della città, poco note in Italia, come le sue creazioni di grafica pubblicitaria, di scenografia e di cinematografia, ma anche approfondire la relazione con i protagonisti di quella stagione dell’avanguardia, con capolavori di autori di quel periodo, amici o compagni di sperimentazione, tra cui Duchamp, Picabia, Robert Delaunay, El Lissitzky, Mondrian, Le Corbusier. La quantità e varietà delle opere e dei progetti esposti è veramente incredibile, dal suo primissimo paesaggio urbano Fumo sui tetti del 1911, alle cosiddette pitture murali realizzate tra il 1924 e il 1926; dai costumi e dalle coreografie per i Ballets Suédois a opere storicizzate come Il Tipografo, Uomo con un bastone o Elemento meccanico del 1925. L’opera di Léger è davvero pioneristica e la mostra mette in luce le prove dello sguardo dell’artista verso un futuro ancora da scrivere ma già presente negli occhi di chi sa osare e vedere ciò che il comune vivere nasconde.

Fino al’8 maggio. Museo Correr, piazza San Marco, Venezia. Info: www.correr.visitmuve.it

 

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