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Fedeltà/tradimento

A Bologna in questi giorni si parla tanto della Ragazza con l’orecchino di perla di Vemeer, esposta a palazzo Fava, eppure sono tante altre le gallerie che, sulla scia di questo evento d’importanza internazionale, propongono esposizioni interessanti. È il caso di Fedeltà/tradimento, mostra tematica curata da Laura Marchesini e Maurizio Nobile, aperta al pubblico dall’8 febbraio al 2 marzo presso gli spazi della galleria Nobile di via Santo Stefano 19/a. Avendo iniziato tre anni fa una ricerca artistica e espositiva che si basa sulla scelta approfondita di opere antiche accumunate da tematiche riconducibili ai contesti sociali dell’oggi, creando quindi un dialogo tra l’iconografia del passato e la contemporaneità dei soggetti trattati, la Galleria offre al visitatore un viaggio attraverso il complesso binomio fedeltà-tradimento, ponendo l’accento su quella che è la potenza del cambiamento che tale rapporto scatena, anche se visto da diversi punti di vista.

La mitologia è spesso terreno fertile di amori adulteri e violenti, dove piacere e carnalità si intrecciano creando continui processi di causa-effetto, come rivelano i disegni a carboncino di Gaetano Gandolfi (1800) tratti dalle Metamorfosi di Ovidio, nei quali è possibile intravedere, attraverso la figura di Venere, una celebrazione dell’adultera che, amando il mortale Adone, diventa un primo esempio di emancipazione (non a caso qualche anno dopo verrà pubblicato il romanzo di Flaubert Madame Bovary). Emancipazione che viene tradotta in suicidio per la violenza subita dalla virtuosa Lucrezia Romana da parte di Sesto Tarquinio, nel quadro di Pier Dandini, ricco di drammaticità e sensualità: la donna non sopportando l’onta dell’essere stata involontariamente infedele al marito, sceglie la morte, dando vita a quella rottura che porterà alla fine dell’Impero e all’inizio della Repubblica. Il discorso che questa mostra porta avanti è quello del non necessario e rigido binomio fedeltà-tradimento come bene-male: tutto per poter evolvere sembra dover tradire ciò che era prima, in nome di una fedeltà più alta. Ed è questo il tema che scopriamo nel dipinto Ester e Assuero di Antonio Molinari, dove l’eroina sceglie, rischiando la vita, di essere, prima che al marito, leale al proprio popolo, atto di grande coraggio che le permetterà di ricevere la grazia. Opposta è invece la posizione di Salomè (nel dipinto del Maestro dell’Incredulità di San Tommaso) che, nel richiedere la testa del Battista, sottostà e si annulla alla volontà della madre, alla quale è indissolubilmente legata. Fedeltà e tradimento sono, inoltre, alla base dei due momenti fondamentali nella storia del Cristianesimo: il peccato originale di Adamo ed Eva, senza il cui tradimento non ci sarebbe stata la vita, nel peccato certo, ma con il libero arbitrio dell’uomo (rappresentato da un disegno a china di Roberto di Costanzo, chiamato a realizzare un’opera ad hoc per questa mostra) e il tradimento di Giuda che, destinando Cristo alla morte, permette la redenzione dell’intera umanità.

Il tradimento, quindi, nasce e si oppone, allo stesso tempo, alla fedeltà, dove è però il primo a farci più paura, a stimolare la repulsione più immediata, forse perché siamo consapevoli della potenzialità insita in noi al tradire, trovandoci davanti a una scelta che, in un modo o in un altro, porterà a un cambiamento, che sia questo di rinascita o morte.

Fino al 29 marzo; galleria Maurizio Nobile, 
via Santo Stefano 19/a, Bologna; info: www.maurizionobile.com

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