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La mattanza della Diaz

La sanguinosa irruzione nella scuola Diaz avviene nella notte del 21 luglio 2001, nel corso del G8 di Genova, quando la città e l’Italia (tutta?) sono già state sconvolte dalla morte di Carlo Giuliani e dalla guerriglia urbana. Intorno a mezzanotte la polizia irrompe nel complesso scolastico dove sono riuniti – molti dei quali già a dormire nei sacchi a pelo – manifestanti, giornalisti, avvocati, medici e infermieri. Sono numerosi i giovani stranieri che riposano all’interno della palestra scolastica.  Ciò che accadde quella notte sarà definito «un massacro» dal pubblico ministero Francesco Cardona Albini nel corso della sua requisitoria nel processo di primo grado. Saranno oltre 60 le persone ferite e 93 gli arrestati per i disordini in città (nello specifico l’accusa nei loro confronti è resistenza aggravata e associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio) e che poi verranno prosciolti; nella circostanza avviene il sequestro di due bottiglie molotov introdotte nella Diaz per giustificare gli arresti. Si è scritto e detto molto su quella notte – le immagini dei volti feriti, del sangue nei locali devastati fecero il giro del mondo – che è diventata (tra gli altri) un bel film – Diaz, diretto nel 2012 da Daniele Vicari –, ma anche libri (Scuola Diaz: vergogna di stato, di Checchino Antonini, Francesco Barilli e Dario Rossi) e canzoni (Avevate ragione voi dei Linea 77).

Opere che ben introducono Dossier Genova G8 (144 pagine, 15 euro) la graphic novel edita da Becco Giallo. Sceneggiato da Gloria Bardi su disegni di Gabriele Gamberini, il lavoro segue puntualmente la memoria illustrativa redatta dalla procura della Repubblica di Genova, puntando su un bianco e nero che lascia poco spazio all’immaginazione. Il volume ripercorre in maniera minuziosa il succedersi degli eventi, illustrando le testimonianze, gli interrogatori, i filmati dell’epoca e le registrazioni sonore che hanno sconfessato in sede processuale la versione dei fatti contenuta nei verbali di polizia, compromettendo l’attendibilità dei 29 agenti accusati di lesioni personali, abuso d’ufficio, falsa testimonianza, calunnia e falso ideologico. «È stato questo massacro, e non certo il reato associativo contestato dalla polizia, ad accomunare le 93 vittime di questo processo», la dura affermazione del pm Cardona Albini. Info: www.beccogiallo.org

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