Facciamo finta che nessuno conosca Luciano Fabro, che non sia quindi uno degli esponenti più in vista del movimento Arte povera, e supponiamo che quel qualcuno entri nella mostra Disegno In opera al Ciac di Foligno curata da Giacinto Di Pietrantonio, Italo Tomassoni e Bruno Corà . Quell’insolito visitatore a fine esposizione avrà l’impressione di aver visto le opere di un illustratore, certo dal tratto particolare, ma mai potrà pensare allo scultore che noi tutti conosciamo. E forse ha ragione lui, almeno il tempo della mostra.
Sarebbe bello infatti riuscire a vedere i cento disegni esposti senza avere in mente il continuo riferimento alla produzione materia più famosa dell’artista. Anche perché le opere raccolte non possono rientrare semplicemente sotto la categoria di schizzi o progetti, cioè come meri momenti passaggio mediani fra l’idea e la sua realizzazione definitiva. Spesso devono essere considerate come opere specifiche, concluse in se stesse, realizzate senza avere in mente altro che quei tratti, su quel fogli, con quei colori.
Il percorso dell’esposizione presenta l’intero iter creativo di Fabro, raccoglie i suoi disegni dagli anni Sessanta fino ai primi anni del Duemila, l’artista è infatti scomparso nel 2008. Una varietà di supporti e formato rende la mostra eterogenea che presenta lavori su cartone, carta, schede di catalogazione, fogli di carta milimmetrata e fogli di paglia. Su queste basi l’artista opera con disegni o frasi che riportano versi di poesie, parti di fialstrocche o dediche. Molti dei lavori esposti sono infatti dei regali che Fabro lasciva ai suoi amici, spesso come auguri per il nuovo anno, compleanno o ricorrenze, come dice Giacinto Di Pietrantonio nel catalogo per la mostra edito da Silvana editoriale:«Nell’artista anche il privato appartiene alla sfera pubblica».
Senza ricordare l’arte programmatica i disegni di Fabro sembrano un calcolato equilibro di pieni e vuoti dove anche lo spazio bianco assume un peso specifico nella composizione del foglio. I temi trattati sono i più svariati e spesso vengono lavorati con pochi ed equilibrati segni, il necessario per suggerire l’idea che l’artista voleva comunicare e dove anche il colore assume un’importanza fondamentale. L’esposizione, insomma, è una rara occasione per scoprire una parte inedita e poco conosciuta di un artista invece famoso e molto studiato.
Fino al 4 maggio; Ciac, via del Campanile 13, Foligno; info: www.centroitalianoartecontemporanea.com


