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Palladium, cala il sipario

«Grazie a tutti gli artisti, al pubblico e allo staff della fondazione Romaeuropa che per dieci anni ci hanno accompagnato nella gestione artistica del Palladium. Dal 12 febbraio saremo definitivamente fuori dal teatro». Con queste parole, pronunciate oggi dal direttore della fondazione Romaeuropa, Fabrizio Grifasi, all’Opificio Telecom Italia, cala il sipario di una bellissima storia che durava da dieci anni. La fondazione dal 2003 curava la direzione artistica di questo attivissimo centro di cultura contemporanea nel cuore della capitale. Ma dal 30 gennaio l’ateneo Roma Tre, proprietario della struttura, il comune di Roma, la regione Lazio e il Municipio VIII sono subentrati nella gestione dello spazio. E l’accordo è stato raggiunto senza coinvolgere la fondazione nel progetto di restyling artistico e direzionale. Stamattina, allora, nella sede di Romaeuropa si è convocata una conferenza stampa, a cui hanno partecipato non solo giornalisti ma anche artisti, registi, operatori, critici, appassionati, esperti. Sono intervenuti tutti, richiamati dal claim #LaVersionediRomaEuropa, appunto per saperne di più.

Il presidente della fondazione, Monique Veaute, ha confermato, purtroppo, quanto in molti avevano temuto. Tutti gli elementi di questa triste storia, assemblati, suggeriscono un’unica conclusione: «Da tempo – ha tuonato – è stato messo in atto un processo di ridimensionamento di Romaeuropa». E l’estromissione dalla gestione del Palladium è solo l’ultimo atto. Grifasi ha documentato come negli ultimi anni si siano gradualmente ridotti i fondi da parte di comune e provincia, passati, in due anni, rispettivamente da 400mila euro a zero e da 100mila a zero. Eppure i conti sembravano tornare in via dei Magazzini generali (sede della fondazione Romaeuropa). Solo il Palladium rappresentava, a detta della fondazione, un riuscitissimo esempio di sinergia pubblico/privato: un bilancio 2013 di 3 milioni e mezzo di euro, che ha poggiato sul 45% di budget autofinanziato e solo il 55% pubblico. Più di 34.283 presenze, 33 spettacoli italiani e internazionali, 163 repliche e 234 giorni di attività. E un 2014, breve ma intenso, con 9.311 presenze in appena 25 repliche degli spettacoli di Emma Dante e Peter Stein. «Il Festival Romaeuropa troverà altre case – assicurano Grifasi e Veaute – ma avendo così rallentato i tempi, non abbiamo potuto fare domanda neanche per il Fus e quindi per il 2014 non ci saranno altri nostri spettacoli al Palladium».

Quello che proprio non torna ai vertici della fondazione è il perché di questa ”strategia”. E allora è intervenuta Flavia Barca, assessore ai Beni culturali del comune di Roma, che a Inside Art ha precisato: «Sul caso del teatro Palladium non è stato deciso nulla di definitivo per il 2014. L’incontro del 30 gennaio è stato voluto dall’ateneo Roma Tre, proprietari dello stabile, per ragionare su una programmazione nuova per il teatro universitario. Nel progetto di rilancio può rientrare anche la fondazione Romaeuropa, non dipende da me ma dalle risorse disponibili per il 2014». E ha aggiunto: «Quando mi sono insediata ho trovato il teatro con un bilancio al tracollo, e abbiamo stanziato 750mila euro alla fondazione RomaEuropa. È stata la fondazione stessa a valutare che non riusciva a sostenere il Palladium. È evidente – ha concluso – che ci sono meno risorse ma dobbiamo trovare un modo per fare cultura in maniera più efficiente con meno fondi a disposizione».

Ma adesso che succedera? Al di là delle ipotesi più corsare paventate oggi dal pubblico, come l’occupazione del Palladium in stile teatro Valle o la richiesta in massa delle dimissioni dell’assessore Barca, la fondazione ha annunciato che si cercheranno nuove strutture in città in cui cercare un ”nuovo inizio”, in compagnia dei tanti, tantissimi artisti che hanno manifestato la propria solidarietà a Romaeuropa. E c’è anche chi, come Roberto Grossi, presidente di Federculture, ha lanciato qualche suggerimento: «Lavoriamo insieme al Foro Boario, a partire da quest’estate».

Leggendo poi il messaggio dell’assessore ai Beni culturali della regione Lazio, Lidia Ravera, si rimane oltre modo perplessi. Una voce fuori dal coro si leva proprio dalla stessa barricata in cui si è consumata questa vicenda: «Il palcoscenico del Palladium ha ospitato compagnie italiane ed europee, dando spazio alla ricerca, all’innovazione linguistica, alla danza senza mai perdere di vista i valori artistici e la sperimentazione. Vorrei esprimere – scrive – la mia riconoscenza di spettatrice, innanzitutto. Nella nuova legge sullo spettacolo dal vivo, che inizia in questi giorni il suo cammino di discussioni, è previsto – aggiunge – che Romaeuropa diventi un ente partecipato dalla regione Lazio, come il teatro di Roma, la fondazione Musica per Roma, Santa Cecilia e il teatro dell’Opera, a dimostrazione del rinnovamento dei rapporti tra la Regione e Romaeuropa. Un concreto passo verso un cammino da percorrere insieme». Oltre al danno la beffa? No. Più verosimilmente la volontà di non perdere un patrimonio di know how e creatività che ha, in questa fondazione, un inestimabile baluardo. E l’assessore Barca ci rivela di essere anche d’accordo sull’indiscutibile valore culturale della fondazione.

Come se non bastasse dal Partito democratico (stesso schieramento dell’assessore Flavia Barca e di Lidia Ravera, ndr) un gruppo di deputati poco fa ha diramato una nota in cui esprime disappunto per la strategia messa in atto dalle istituzioni: «Senza il Palladium Romaeuropa è più debole. Se Romaeuropa è più debole è anche più debole la presenza di Roma e dell’Italia sulla scena contemporanea. Per questo, noi crediamo che sia necessario ascoltare le ragioni di Romaeuropa e trovare una soluzione adeguata». Firmata da Matteo Orfini, Maria Coscia, Manuela Ghizzoni, Flavia Piccoli Nardelli, Irene Manzi, Roberto Rampi, Giulia Narduolo, Lia Quartapelle, Vincenzo Amendola, Maria Grazia Rocchi, Silvia Fregolent, Giovanna Martelli, Ivan Scalfarotto, Laura Coccia, Simona Malpezzi, Andrea Manciulli, Gianna Malisani, Tamara Blazina. C’è ancora un barlume di speranza? Troppo presto per dirlo. Di sicuro, però, questa vicenda non mancherà di agitare il dibattito politico culturale nei prossimi giorni.

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