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Il web che scommette sull’arte

Ogni tanto l’arte, il cui fascino ammaliante contamina la pubblica opinione a folate, diventa epicentro di un nuovo progetto online. In un rapporto col web ancora tutto da sciogliere, per la creatività contemporanea. Scivoloso, rischioso, un po’ antipatico: sono due mondi che inventano linguaggi (a volte troppo) sperimentali per non snobbarsi a vicenda. Stavolta ci prova Piazza delle arti, una piattaforma che nel giro di tre settimane ha raccolto cifre interessanti: 650 artisti e 3.500 opere caricate. Partenza significativa per una realtà spuntata dal nulla: ha messo insieme un gruppo di nomi che ora aspetta, oltre ai comuni visitatori, dei mecenati pronti ad accordare fiducia per traghettare l’arte fuori dagli spazi usuali. Dai negozi ai cinema, dagli uffici ai supermercati, dalle fabbriche (ah ma ce ne sono ancora?) ai ristoranti passando per ospedali, mobilifici e palestre. Detto che, a pensarci bene, spesso il problema è che l’arte, in particolare quella emergente, non riesce neanche a entrarci, negli spazi usuali. Ma questa è un’altra storia.

Più o meno, un po’ meno che più, è una specie di social network della creatività. Gli utenti possono infatti registrarsi costruendo un profilo, proprio come su Facebook, scegliendo una fra tre categorie (mecenate, artista e visitatore) ciascuna delle quali può svolgere alcune azioni sul sito. L’architrave del progetto è ovviamente il rapporto fra mecenati e creativi: i primi – cioè chiunque abbia uno spazio a disposizione, volendo anche tua nonna, il tuo capo o il salumiere dietro casa – possono pescare nella community gli artisti che più li convincono per organizzare una sorta di esposizione diffusa. Per poi lasciare alla fine un giudizio sull’operazione, come sui siti di e-commerce o Tripadvisor, e (sperare di) dare il via a una catena di piccole-grandi mostre che iniettino l’arte negli interstizi della vita sociale.

I visitatori, dal canto loro, possono ovviamente spulciare le opere e condividere sui profili social. Dando vita a una specie di classifica dei lavori più votati e più visti di Piazza delle arti fra le varie categorie, dal design alla street art. Ma anche scovare le mostre già nate grazie a questi incroci in rete oppure selezionare i luoghi e i mecenati che sono a caccia di nuove idee e di opere. In più, rispetto ad altre imprese del genere, Piazza delle arti nasce con un po’ di cipria sul naso. Che non è poi male, in un mondo spesso goffo sotto il profilo della comunicazione. I primi mecenati ad aver aperto le porte della propria casa o del proprio ufficio sono infatti personaggi noti come l’attrice Francesca Cavallin, il fotografo di moda Stefano Guindani, il direttore di Radio 105 Angelo De Robertis, senza contare il coinvolgimento di accademie e locali. Insomma, un modo per spingere il progetto fin dai primi gemiti sperando che l’interesse che di tanto in tanto riesplode sull’arte non finisca, come è accaduto altrettanto spesso, nel vuoto pneumatico di strategie e contenuti.

Un consiglio? Non seguite queste istruzioni, quanto di meno intuitivo sia mai stato pensato al mondo. Buttatevi nella piattaforma e vedete cosa ne esce. L’operazione potrebbe riservarvi qualche (bella) sorpresa. «Perché, tra il dire e il fare – come si legge sul portale – c’è di mezzo soprattutto una cosa: il coraggio». Giusto. E chiunque punti sul bello, in un momento così brutto, deve averne da vendere.

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