Eventi

Un’accoppiata creativa

Piotr Uklański e i Gelitin sono i protagonisti della nuova esposizione che apre i battenti alla galleria Massimo De Carlo: un’accoppiata che promette di sorprendere lo spettatore fornendogli delle chiavi di lettura, quantomeno bizzarre, per interpretare e rielaborare la sua inclinazione estetica. L’artista polacco Piotr Uklański ha la succulenta capacità di trasformare lo spazio che ospita i suoi lavori come fosse un versatile palcoscenico teatrale; un esempio per tutti è Untitled (Dance Floor), opera con cui si è fatto conoscere sulla scena artistica internazionale a partire dalla metà degli anni ’90: una pista da ballo a scacchiera retro illuminata che coniuga l’eredità del minimalismo e dell’arte concettuale all’intrattenimento. Nato a Varsavia nel 1968, Uklański è da più di due decenni di casa a New York e nella vibrante città cosmopolita ha fatto emergere già da tempo la sua arte caratterizzata da una visione che non lascia quasi mai indifferenti mista a una vena di provocazione. Artista a tutto tondo dedito anche al mezzo fotografico e a quello cinematografico, Uklański torna alla galleria Massimo De Carlo di Milano con la mostra Red, White and Blue che presenta, fino al 15 marzo, una serie di recenti lavori in cui la vita e le vicissitudini dell’artista si calano nella sua poetica per cercare di far emergere il suo io più interiore senza dimenticare di dare spazio alla storia e all’attualità.

Buco è il titolo della nuova mostra personale milanese dei Gelitin che interpretano una serie di opere realizzate in occasione di una performance di sei giorni che si è svolta al museo di arte contemporanea di Vienna, nell’estate del 2013. Il collettivo di artisti viennesi si è fatto conoscere per una serie di performance di discutibile appeal, tra cui quella che ha inaugurato la Biennale di Venezia del 2011, che mettono al centro della scena effluvi e parti del corpo normalmente tenute in disparte. Alla Massimo De Carlo propongono un gigantesco cubo di polistirolo disposto al centro della sala che ha fornito loro il materiale per scolpire nuove opere in negativo: il monolite infatti è stato aggredito, scolpito e modellato durante un’azione che ha visto la partecipazione di amici artisti e musicisti. Le sculture di Buco riportano alla mente l’immagine filosofica e letteraria della caverna: per i Gelitin il buco è il simbolo della vita da eremiti, un luogo dove nulla deve accadere e dove paradossalmente non c’è nessuna necessità di agire. La sala dell’ultimo piano della galleria è occupata da una nuova serie di disegni tridimensionali: fogli di carta spiegazzati su cui si accumulano centinaia di piccoli personaggi e panorami.

Piotr Uklański e Gelitin, fino al 15 marzo. Info: www.massimodecarlo.com

Commenti