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Il cielo dell’America

All’interno del progetto: Ascolto dell’angelo, ascolto dell’immagine, l’arte di Wim Wenders tra suono e colore secondo appuntamento che intende indagare la drammaturgia contemporanea del religioso e del sacro, nell’unità tra immagine, suono, colore e promosso dalla fondazione culturale San Fedele, ha inaugurato ieri a Milano la mostra fotografica Westwards di Giovanni Chiaramonte. Due momenti separati, prima l’inaugurazione negli spazi della galleria San Fedele e a seguire la visione di un film del regista tedesco, poi commentato e dibattito all’Auditorium San Fedele. Il ciclo dei tre film in programma si è concluso ieri sera con la proiezione di Pina (2011) vero e proprio tributo alle coreografie di Pina Bausch artista della danza scomparsa nel 2009.

In parallelo Westwards presenta al pubblico gli scatti che Chiaramonte realizza tra il 1991 e il 1992 in occasione del cinquecentesimo anniversario della scoperta dell’America. Pubblicata in edizione italiana e inglese, la mostra fu esposta tra l’altro alla Biennale di Venezia e a New York nella galleria del Hunter College. Sotto lo spettacolo del vasto cielo che sovrasta città, deserti, spiagge sull’oceano tra California, Arizona, Texas, Alabama, Mississippi, Tennessee e Florida, gli Stati Uniti si mostrano non solo come un immenso paese in cui è ancora presente l’epopea del West e l’avventura della conquista dello spazio, ma come la nazione che si è voluta far erede dell’intera cultura occidentale. Il fondamento greco e latino si rivela nelle colonne classiche disseminate ovunque sino al Partenone di Atene, fedelmente ricostruito a Nashville e la tradizione cristiana appare nelle innumerevoli croci che punteggiano l’orizzonte del territorio, mentre la tragedia dell’Olocausto ricordata nel memoriale di Miami chiude il viaggio alle radici dell’Occidente contemporaneo.

La capacità di Chiaramente di cogliere l’evento quotidiano e marginale fa sì che raramente i luoghi da lui ritratti, ancorché celebratissimi, risultino riconoscibili a prima vista, ne emerge invece una potente tensione tra il visibile e il vuoto creato dall’assenza di un evento centrale, dalla quale le immagini traggono la loro forza.

Fino al 20 febbraio, via Ulrico Hoepli 3a-b, Milano; info: www.centrosanfedele.net

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