Gli italiani non leggono più

Roma

La situazione non è certo delle migliori. Ma questo si sa ormai da tempo. In caduta libera i consumi della cultura nel nostro paese: sono aumentati del 3,7% gli italiani che rinunciano alla cultura fuori casa mentre diminuiscono del 3% i lettori di libri. Questo è ciò che emerge dal rapporto annuale di Federculture, associazione che rappresenta le più importanti aziende culturali in Italia. Il rapporto, dal titolo Una strategia per la cultura, una strategia per il Paese è stato presentato ieri a Montecitorio dal presidente di Federculture, Roberto Grossi e dai relatori Gianluca Comin, Piero Fassino, Claudia Ferrazzi e Stefano Rodotà. Oltre ai consumi sono in netto calo anche gli investimenti pubblici che riguardano il settore. Solo nel triennio 2014-2016 si prevede una riduzione del budget del Mibact a 1,4 miliardi di euro. I dati sicuramente più preoccupanti sono quelli che riguardano l’utilizzo stesso della cultura. Ben 39 italiani su cento, nel corso dell’anno, non hanno preso parte a nessuna iniziativa culturale mentre quelli che non leggono un libro sono il 57% della popolazione, più della metà. Come sottolinea la stessa Federculture questi sono dati che ci pongono negli ultimi posti delle classifiche europee. Secondo Eurobarometro, infatti, il nostro indice di partecipazione culturale è pari all’8% mentre la media europea è del 18%. Al primo posto c’è la Svezia. Per non parlare poi degli investimenti privati: dal 2008 sono arrivate il 38% e 40,5% di risorse in meno rispettivamente da sponsorizzazioni private e fondazioni bancarie. Come se non bastasse lo scorso anno sono pervenuti alla cultura solo 159 milioni di euro dalle aziende private. Alla presentazione del rapporto è intervenuto il presidente della Camera Laura Boldrini la quale ha precisato come «i tagli alla cultura sono il frutto di scelte politiche e non di mere manovre contabili e soprattutto una scelta miope». Sempre secondo la Boldrini «spendere i soldi per la cultura, le scuole e l’università non è uno spreco ma un investimento nonché uno stimolo per la ripresa economica». Non ci sono però solo dati negativi. Dal rapporto prendono vita una serie di proposte che hanno lo scopo di migliorare questo trend negativo per arrivare a risultati interessanti. Le proposte, elencate dai relatori, se venissero realizzate a livello di sistema, permetterebbero l’afflusso di cospicui fondi verso il sistema culturale e turistico nazionale. Una tra tutte il rilancio qualitativo dei progetti nella cultura favorendo così l’accesso ai finanziamenti europei. Nel frattempo attendiamo fiduciosi.

Articoli correlati