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Cartoline da Schiele

Ha inaugurato sabato sera, nella galleria Forni di via Farini 26 a Bologna, la mostra Paesaggi, omaggio a Egon Schiele dell’artista bolognese Nicola Nannini. Nato nel 1972 e formatosi nell’accademia delle Belle arti, questo artista è da sempre dedito alla pittura: nel suo stile, chiaroscuro seicentesco, l’800 italiano e influenze mitteleuropee si uniscono per dare corpo a immagini realistico/descrittive, ma allo stesso tempo cariche di simbologie e riferimenti concettuali e culturali. È questo il caso dei venti dipinti a olio scelti per questa mostra che, come dice il titolo stesso, omaggiano il grande artista Schiele, esponente di indiscussa rilevanza dell’espressionismo secessionista europeo.

Come scrive lo stesso Nannini: “nel 1989 a Vienna vidi per la prima volta le opere di Egon Schiele. Quel pugno di giorni cambiarono la mia vita”. L’opera del maestro, con il suo stile duro e pulsante, dal tratto deciso e dalle forme pungenti, rimangono tanto impresse nella memoria da influenzare la comprensione, in senso artistico, del mondo che circonda il giovane artista, che nel 2010, decide di tornare in quella stessa terra dove, tra il 1910 e il 1913, Schiele realizzò alcuni dipinti. Ed è nella cittá di Krumau (oggi Cesky Krumlov), luogo natale di Schiele, che Nannini produce le tele e i disegni che oggi sono il cuore di questa mostra. Un salto temporale attraverso i cambiamenti che hanno modificato l’aspetto dei luoghi, ma dove, come afferma Roberto Cresti nel testo introduttivo al catalogo, “pare sempre sia il primo gennaio”. Una desolazione fisica e mentale che, a distanza di anni e importanti eventi storici, non ha modificato l’espressione del luogo, che si traduce in una visione distorta, dalle prospettive inclinate dove tutto sembra sospeso tra il grigiore del fiume e la neutralità abbagliante del cielo. I colori stessi si distorcono a volte scintillanti in maniera innaturale (come in Fiume azzurro), a volte completamente assenti (come nel caso dell’opera Krumau sulla Moldava).

Il racconto di un pellegrinaggio che racchiude in sé un senso di emozionante ritorno a doppio senso: da un lato quello dell’artista con la propria esperienza e dall’altro quello della rivisitazione dello sguardo di Schiele stesso. Una visione a volo d’uccello, usata da Schiele e ripresa non casualmente da Nannini, che viaggia sul filo tra la vita e la morte, visione intima e rappresentazione, recupero e abbandono. Indicativa in quest’ottica l’opera Paesaggio con albero blu e stille verdi: un vero albero, morto nonostante le cure, riportato alla vita in una veste nuova, esteticamente e concettualmente, proprio come i paesaggi di Schiele, rivisitati ma dei quali è rimasta intatta la linfa vitale che li rappresenta.

Fino al 22 febbraio; galleria Forni, via Farini 26, Bologna; info: www.galleriaforni.com

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