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Il lento, attento, osservare

Sette artisti per una mostra che sfida lo sguardo di chi osserva, opere differenti riunite sotto il segno di una percezione visiva complessa. Ha inaugurato ieri la rassegna Aggiustare lo sguardo a cura di Angela Mantesani alla Gagliardi art system di Torino, e davvero, come suggerisce il titolo, lo sguardo deve aggiustarsi per adattarsi alle sollecitazioni che, in maniera eterogenea, giungono da ogni opera. Fino al 22 febbraio i lavori di Mattew Attard, Elisabeth Scherffig, Daniele D’Acquisto, Tullio Brunone, Luigi Di Sarro, Antonio Marchetti Lamera e Maurizio Donzelli porranno l’accento sul senso della visione, uno sprone al guardare oltre la superficie per arrivare alla profondità delle cose.

A confronto artisti appartenenti a generazioni e contesti differenti così le opere del giovane maltese Mattew Attard datate 2013 si trovano a comunicare frontalmente con i lavori del 1969, di tela e rete metallica, di Luigi Di Sarro, senza che la loro visione contrapposta ne riveli la distanza temporale. Con il lavoro di Mattew Attard l’osservatore si trova a rapportarsi tridimensionalmente con una linea disegnata, il segno grafico è infatti reso fisico da forme in fil di ferro che obbligano la lettura dell’immagine da un unico punto di vista, mentre ogni altro tentativo di percezione risulta privo di senso. La profondità sta alla base anche del lavoro di Maurizio Donzelli che consegna alla visione dello spettatore dei veri e propri scrigni magici. I suoi Mirror sembrano normali dipinti ma si rivelano invece giochi caleidoscopici di rifrazione, mutando in profondità e forma a seconda della posizione dello sguardo. Fotografie di ombre urbane sono il punto di partenza di Antonio Marchetti Lamera per un lavoro che si rivela invece di matrice pittorica, in un gioco di ambiguità visive basato sulla percezione degli oggetti attraverso le forme della luce. Il tessuto urbano, questa volta in misura topografica, è la partenza anche per Elisabeth Scherffig, le cartine geografiche diventano il tracciato per un lavoro di calco su fogli di metallo che da vita a trame in rilievo appena visibili. Ordine e caos si mescolano scambiandosi il posto a seconda dell’attenzione di chi osserva. Anche la scenografia rientra in questo labirinto di osservazione con il cartelame di Tullio Brunone. La sua è una riflessione linguistica che pone l’accento sul concetto di spazio intermedio tra storia e contemporaneità. Daniele D’Acquisto espone per la seconda volta negli spazzi della galleria con opere come Dust PG8 e +/-Space che uniscono aspetti sociali, politici e temporali in stretta connessione con la città dell’artista, Taranto. Uno dei fenomeni su cui indaga è la polvere nel suo manifestare i processi di autoregolazione della materia attraverso il tempo.

Guardare è il primo dei passi legati all’arte, guardare in profondità è ciò che questa mostra richiede. In antitesi con l’era che viviamo, in contrasto con i mezzi che utilizziamo, questa mostra gioca con la visione col dichiarato intento di essere il punto di partenza per una riflessione più profonda. È la proposta di una regressione dagli ormai troppo veloci tempi di fruizione, per tornare al passato del lento, attento, osservare.

Fino al 22 febbraio; Gagliardi art system, via Cervino, 16, Torino; info: www.gasart.it

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