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La ricostruzione della storia

Il convegno, che si svolge nella sede dell’Acs all’Eur con la partecipazione del ministro Bray, del segretario generale Mibact Antonella Recchia e del direttore generale per gli archivi Rossana Rummo, vuole ricordare i sessant’anni di vita dell’istituto, nato nel 1953, quando per la prima volta si definisce nel sistema archivistico italiano la funzione di salvaguardia delle fonti storiche della contemporaneità. Ma l’esigenza della nascita di un grande istituto archivistico di livello nazionale si era posto già nel 1943, all’indomani del 25 luglio, quando si comprende di dover garantire, per il loro valore di fonti storiche, la sopravvivenza degli archivi fascisti, orfani ormai di genitori e privi di eredi, e pertanto abbandonati ed esposti al rischio di dispersione e di manomissione in odio a ciò che essi rappresentavano. Nei dieci anni che dalla caduta di Mussolini giungono al 1953, il nuovo istituto archivistico, prima ancora del suo formale atto di nascita, comincia di fatto a svolgere attività di recupero degli archivi, a ricostruire e riordinare la memoria documentale della storia più recente. Per la prima volta in modo così deciso e consapevole, si superano i limiti e l’orizzonte del vecchio archivio del Regno, nato nel 1875 all’interno dell’archivio di Stato di Roma, e si definisce nel sistema archivistico italiano la funzione di salvaguardia delle fonti storiche della contemporaneità. Il convegno ripercorre così le vicende di quel primo decennio di “ricostruzione della storia”, ricorda le figure dei due archivisti – Emilio Re e Armando Lodolini – che maggiormente contribuirono a dare forma e vita alla nuova struttura; ripropone all’attenzione degli studiosi, e in qualche caso espone per la prima volta, le fonti della transizione istituzionale e gli archivi della rinascita economica; riprende gli studi ancora attuali sulla sede già affrontati in occasione del convegno del 1993, quando furono celebrati i quarant’anni di vita dell’Archivio. Il decennio 1943-1953 è inoltre raccontato con le fonti audiovisive, con la narrazione per immagini, in una sessione dedicata che intende valorizzare il patrimonio dell’Istituto e consolidare i rapporti con Raistoria e con l’archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico-Aamod. Il convegno si conclude con il workshop organizzato in collaborazione con l’Icar. Vi si presentano esperienze di lavoro in atto e si propongono linee d’azione volte a valorizzare, mediante la loro condivisione, i contenuti dei sistemi informativi archivistici: primi materiali in vista di una prossima, più articolata iniziativa dedicata ai sistemi informativi e agli archivi digitali, ai modelli organizzativi che li governano, alla formazione, alla diffusione di pratiche avanzate di trattamento documentale. A Mario Serio, sovrintendente dell’archivio centrale per dodici anni (1982-1994), organizzatore di quel convegno di vent’anni fa e dei lavori di riqualificazione della sede della prima metà degli anni Novanta, viene dedicata il 14 gennaio la nuova sala di consultazione degli archivi di architettura, posta nella testata dell’edificio laterale dell’Istituto. Nei giorni del convegno sono messi in visione, nell’aula magna, filmati d’epoca (tra cui: L’archivio di Stato cambia casa, di Carlo Mazzarella e Paolo di Valmarana; Raiteche – arti e scienze, 1960) e sono allestite postazioni per la consultazione di banche dati e inventari.

 

Archivio centrale dello stato

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