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Leroy a Bruxelles

Un tributo a uno degli artisti contemporanei più significativi del Novecento, che ha dedicato la sua ricerca al confine culturale tra la Francia e il Belgio. La galleria Nathalie Obadia Gallery di Bruxelles fino all’8 marzo espone gli affascinanti lavori di Eugène Leroy, dopo circa 20 anni dalla sua ultima esposizione a Namur, in Belgio, organizzata poco prima della sua morte, avvenuta nel 2000. Leroy è nato nel 1910 in Tourcoing e si è formato alla School of fine arts di Lille e poi a Parigi, nel 1931. Sette anni dopo ha fatto la sua prima mostra con i suoi quadri, che riflettevano lo shock del suo simultaneo incontro con La sposa ebrea di Rembrandt e le opere di Malevitch, che aveva scoperto nel 1936 durante un viaggio nelle Fiandre e in Olanda. Questa sua ascendenza nordica che non lo ha mai abbandonato è stata abilmente decodificata da Rainer Michael Mason, il curatore di Georg Baselitz Eugène Leroy: Le récit et la condensation. La mostra dura fino al 24 febbraio al Muba I Eugène Leroy in Tourcoing (Musée des Beaux-Arts). Il curatore ha spiegato che Leroy nel lasciare parzialmente spazio alla forma compone con un tipo di assenza in modo che il quadro sia totalmente se stesso, concentrandosi sul gusto preso in prestito dalle Fiandre per emozioni gioiose sepolte nei sedimenti del quadro, sognando Rembrandt e i suoi toni leggeri.

Un’altra influenza a fianco a quella dei maestri olanddesi è stata quella di Jean Fautrier (1898-1964), che incarna il lato francese dei lavori di Leroy. Da Rembrandt o Fautrier, ognuno dei quali esplora le varie possibilità della materia a modo proprio, Leroy eredita la scienza dell’impasto, prestando ai suoi quadri un incomparabile aiuto, al punto di «penetrare nella cava» per citare Baselitz che ricordava il suo primo incontro con Leroy e i suoi lavori, a Parigi, nel 1961: «Ho trovato nelle sue opere immagini marroni come i campi, le pietre, il legno, il muschio, il profumo. Una semplice composizione olandese con un inascoltato accumulo di colori (…) come se tutti i pantaloni dei pittori fossero appesi a un gancio, raccontando la storia di un capolavoro sconosciuto». Il grande pittore tedesco è stato uno dei primi a vedere nell’opera di Leroy un fenomeno completamente differente nella Parigi del nuovo realismo.

I lavori in mostra alla Nathalie Obadia gallery di Bruxelles (9 quadri e 13 disegni a carbone), datati dal periodo tra il 1989 e il 1999, una decade cruciale per gli artisti che guardavano i suoi lavori mentre inizianano a raccogliere l’sttenzione internazionale. Una nota illustrazione di questo frangente è il fatto che Leroy ha partecipato in successione alla Biennale di Sao Paulo (1990) e a Documenta IX a Kassel (1991), sotto la direzione artistica di Jan Hoet, fondatore di Smack a Ghent. Hoet ha infatti tenuto una retrospettiva sui pittori francesi nel 1982 al Van Hedendaagse Kunst in Ghent, che è stata seguita da una serie di mostre in Francia, tra cui le maggiori retrospettive al Museo d’arte moderna di Nizza nel 1993 e al Düsseldorf Kunstverein nel luglio del 2000, tre mesi dopo la morte di Leroy nel suo studio a Wasquehal, vicino la sua città natale Tourcoing. Solo nel 2008 il Museo di arte moderna de la Ville a Parigi ha deciso di dedicare una mostra a Leroy, dopo una prima retrospettiva vent’anni prima.

Uno dei contributi chiave della mostra alla Nathalie Obadia gallery di Bruxelles alla nostra lettura di Leroy è la presentazione di 13 disegni a carbone. Si tratta di raffigurazione di corpi femminili nudi, un’affascinante quanto incompresa parte del lavoro meditativo di Leroy, che era ansioso di «catturare non tanto la somiglianza ma al contrario l’indefinito, l’enigmatico, l’inaspettato» per citare Jean Clair. In questo tributo a uno dei più grandi pittori francesi della seconda metà del ventesimo secolo, la Nathalie Obadia gallery stimola il suo committente a dipingere come un medium tra tradizione e modernità, una direzione già tracciata con le mostre di Shirley Jaffe e Martin Barré, il cui recente successo rinforza e incoraggia la rilevanza di questa scelta.

Info: www.galerie-obadia.com

 

 

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