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La memoria di chi non dimentica. Bruno Canova

Il ciclo è stato realizzato tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta ma portato avanti fino alla scomparsa dell’artista, che ha scelto di usare il linguaggio delle arti visive per contribuire al grande mosaico collettivo della memoria, alla volontà e alla necessità di continuare a trasmettere alle generazioni future il ricordo degli orrori delle dittature, della guerra, la memoria tragica della Shoah e della cancellazione violenta di tutti gli avversari del regime nazista. Per dare la sua testimonianza sulla tragedia in cui è stato coinvolto e sulle atrocità a cui è sopravvissuto, Canova, internato nel 1944 come partigiano in un lager tedesco, ha dato vita a un progetto complesso, da cui è un nato un libro del 1972 e una mostra itinerante che ha toccato moltissime città italiane per più di quindici anni, dove hanno un’importanza particolare le opere dedicate alle leggi razziali, alla persecuzione degli ebrei e alla Shoah. In questi lavori Canova unisce la sua formazione di avanguardia, legata alla grafica di Albe Steiner, Max Huber e alla fotografia di Luigi Veronesi, a una personale rielaborazione del collage futurista e dadaista e alla sua vocazione iconica di disegnatore e pittore. Questi lavori, frutto di lunghe ricerche storiche, utilizzano manifesti, ritagli di giornale e documenti originali inseriti nel corpo dell’opera, elementi verbovisivi, campiture quasi informali, disegni e parti dipinte. Il risultato è di grande forza espressiva e di dolente partecipazione, legata indubbiamente alla sua esperienza diretta, dove i simboli non restano sospesi come fredde evocazioni ma diventano elementi strutturali della potenza drammatica di opere colme di una intensa e sofferta capacità di testimoniare ed evocare fatti e cose talmente spaventosi da giungere alla soglia dell’indicibile.

 

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