In principio era il verbo

«La luce entra nella materia e la materia risponde alla luce». Vi è un senso di intensa comunione nelle opere di Maurizio Nannucci, classe 1939, artista originario di Firenze tra i più noti nel panorama internazionale che dalla metà degli anni ‘60 sperimenta il suo linguaggio attraverso materiali estremamente eterogenei dove le installazioni al neon divengono una cifra stilistica personale e riconoscibile. L’artista presenta negli ambienti della galleria Giacomo Guidi di Roma il suo nuovo progetto espositivo in cui mostra per l’occasione due opere inedite: Art is not intended to be transparent in meaning… ed Every place holds the possibility of a new geography… rappresentano l’ennesima ricerca estetica e poetica dell’artista il cui lavoro è profondamente connesso alla volontà di delineare, attraverso un vocabolario alfabetico frutto di luce e materia, la consistenza strutturale di un’inedita realtà rappresentativa.

Nannucci edifica architetture luminose, realizza, con il costante utilizzo dei neon, sculture monumentali che interagiscono strettamente con l’ambiente circostante. Questo forte legame con lo spazio è l’incipit per i numerosi interventi che l’artista ha concepito nel corso della sua carriera in cooperazione con i più grandi architetti del panorama contemporaneo, tra gli altri si ricordano le collaborazioni attivate con Massimiliano Fuksas, Renzo Piano, Mario Botta e Thomas Muller. La definizione dello spazio è concepita tramite la consequenziale scelta di affrontare attraverso la dialettica un’interazione socio – culturale che genera scambi e crea legami concettuali tra l’opera e lo spettatore. L’arte acquista, nei lavori di Nannucci, nuove simbologie legate all’utilizzo della parola: i vocaboli si rivelano essere capaci di far affiorare i lati più reconditi dell’io, l’immagine semplice e diretta di una frase composta da luci di differenti colori si palesa essere un mezzo efficace di comunicazione che nasconde nella sua essenza la volontà di divenire veicolo estetico – emozionale per leggere le differenti dinamiche che interagiscono con il mondo contemporaneo. La dialettica di Nannucci è lo strumento principale per indagare i tessuti connettivi del nostro mondo, è il fine ultimo con cui poter raccogliere le tracce di una verità assoluta e inappellabile. L’artista si appropria di un mezzo espressivo che travalica l’immagine concependo la costruzione del messaggio attraverso una ricerca che non è unicamente estetica ma che pone alla base della sua struttura portante l’essenza etica dello sguardo.

La parola edifica, costruisce, sovverte. In principio era il verbo, secondo le sacre scritture, e il verbo nell’opera di Nannucci è il simbolo dell’oltre, il vettore emozionale tramite cui è possibile recepire e accogliere repertori linguistici dai molteplici significati. Nel silenzio cromatico che circonda i lavori dell’artista, l’attività del pensiero fornisce la possibilità di creare un idioma estetico artefice di verità e bellezza. Scrive Ludwig Wittgenstein: «L’uomo possiede la capacità di costruire linguaggi, con i quali ogni senso può esprimersi, senza sospettare come e che cosa ogni parola significhi. Cosí come si parla senza sapere come i singoli suoni siano emessi. Il linguaggio comune è una parte dell’organismo umano, né è meno complicato di questo. È umanamente impossibile desumerne immediatamente la logica del linguaggio. Il linguaggio traveste i pensieri». Nelle parole del filosofo austriaco risuona il senso compiuto dell’arte di Nannucci, in quella capacità di costruire linguaggi l’artista sperimenta la composizione anatomica della parola, attraverso la costruzione del pensiero, investe il vocabolo del suo reale significato, laddove l’etica e l’estetica rappresentano un insieme indivisibile, il perno focale di un messaggio in cui il valore intrinseco di un oggetto risiede nel senso trascendente della materia.

Fino al 28 febbraio; Giacomo Guidi arte contemporanea, corso Vittorio Emanuele 282/284, Roma; info: www.giacomoguidi.it

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