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Bipersonale veronese

La location scaligera, Studio la Città, presenta una bipersonale dedicata ad artisti opposti tra loro ma in linea con le scelte del lungo percorso espositivo e propositivo della galleria veronese: Vincenzo Castella con Aiming at the dust e Paolo Icaro in Tensioni. Un white cube che riesce a ospitale scale cromatiche di ampio ventaglio stilistico, dalle sfumature del bianco di Icaro alle tonalità più complesse di Castella. Tensioni, a cura di Marco Meneguzzo, è una tema che accomuna tutti i lavori scelti appositamente dall’artista, opere recenti risalenti al massimo alla seconda metà degli anni Novanta. È evidente il senso fisico della tensione, come una lunga striscia di acciaio armonico che si autodispone sul pavimento tesa da quel filo inevitabile che ci segue nella vita per indicarci la direzione del giusto, un percorso difficile e deciso a non spezzarci ma a delineare la sagoma del tempo che passa. Lavori che raccontano il decostruire per ricostruire, onde lucenti piegate per unire materiali che trovano sinergia. Fasce d’acciaio intrecciate col fine di guarire rotture dell’esistenza, rocce che solo un calore intenso può spaccare. Paolo Icaro Chiassotti nasce a Torino nel 1936, studia musica e si iscrive, in seguito, alla facoltà di Lettere ma nel 1958 abbandona l’università e si dedica alla scultura nello studio di Umberto Mastroianni. Si trasferisce a Roma dove nel 1962 ha la sua prima personale alla galleria Schneider. Nel ’64 ottiene il premio del Ministero per il commercio estero alla III Biennale d’arte e ceramica di Gubbio e l’anno seguente è invitato alla IX Quadriennale della capitale. A New York, dove vive fino al 1968, nascono le forme di spazio, ribattezzate Gabbie, strutture in profilati metallici in cui la scultura da occupare la superficie si fa luogo, un’origine primordiale di identità. Fra le personali degli ultimi anni ricordiamo: Modalità, Lorenzelli arte, Milano, Su misura, a cura di Lara Conte e Mauro Panzera, galleria Il ponte, Firenze nel 2011e Living in America: sculptural events in Woodbridge, curata da Martin Holman, galleria Studio G7, Bologna. Oggi vive e lavora a Tavullia in provincia di Pesaro.

Sono una quindicina invece le opere fotografiche dell’artista napoletano Vincenzo Castella, tutte tratte dalla nuovissima serie sul Rinascimento italiano. Alle pareti oltre che immagini di grande e media dimensione anche due video inediti che rappresentano un tentativo di confronto e frammentazione del concetto tempo dentro la scrittura fotografica. Un documentario virtuale in cui le immagini mostrano il ciclo incompiuto di Melozzo da Forlì e scene tratte degli interni della chiesa di Santa Maria degli angeli a Roma. Con l’esposizione Aiming at the dust, l’artista riporta all’oggi ciò che il presente tende a dimenticare: le realtà artistiche e spirituali del passato, fondamenta delle scelte concettuali del contemporaneo. «Ciò che più amo della fotografia – afferma Castella – è il suo carattere empirico, indagativo, dubitativo, è come se fosse una macchina straordinaria per immaginare e intravedere il volto complesso, intrigato e sempre sfuggente della realtà. In questo mio progetto sul Rinascimento sacro italiano la direzione verso la quale ho rivolto lo sguardo è un punto equidistante tra la scultura, la pittura e la polvere. Non ci sono storie da raccontare ma, forse, modelli da immaginare, visioni da restituire». Nato a Napoli nel 1952, studia lettere moderne e antropologia strutturale a Roma. Musicista, è elemento fondatore di una band d’avanguardia di blues urbano, Blues way, presente nella scena sperimentale negli anni Settanta. La fotografia si impadronisce di Vincenzo e nel 1975 realizza il suo primo progetto: geografia urbana. Negli Stati Uniti si dedica ad un ampio lavoro sulla vita e l’architettura degli afro americani delle città del sud. La sua visone si muove progressivamente sulle grandi superfici. Di questa ricerca fanno parte immagini di Napoli, Milano, Rouen, Caen, Le Havre, Helsinki e Berlino ma anche territori più problematici come Ramallah e Gerusalemme. Dal 2006 al 2008 realizza con il gruppo Multiplicity cronache da Milano, un’istallazione video di sei attraversamenti animati in simultanea su sei fotografie dell’alto che includono sei scenari di fati di cronaca nera di Milano.

Fino all’otto febbraio 2014; Studio la Città, Lungadige Galtarossa 21, Verona; info: www.studiolacittà.it

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