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Con l’aria e con l’acqua

Apre al pubblico sabato 7 dicembre la personale In aĕre in aquis di Marco Milia  nel complesso archeologico Case romane del Celio a cura di Carlotta Monteverde, mentre il progetto è di Takeawaygallery. È la prima volta che il sito ospita una mostra di arte contemporanea: i suoi spazi sono decorati da affreschi e mosaici di varie epoche e la sua struttura nasce dalla fusione di una domus del II secolo d.C. e di un’insula del III, fino all’istituzione del titulus cristiano nel IV. Lo scultore, per questa occasione, ha realizzato opere site specific che si ispirano all’aria e all’acqua declinate attraverso le forme del cerchio e del parallelepipedo, forme costituite dal policarbonato alveolare trasparente e blu.

La storia artistica di Milia comincia quando, a sedici anni, inizia ad andare a bottega dallo scultore Bruno Liberatore e continua con la frequentazione dell’accademia di Belle arti di Roma. Mentre in accademia studia il figurativo, successivamente si interessa alla sintesi della figura umana in composizioni geometriche. Il suo primo approccio a questa nuova direzione nasce dalle ricerche sul quadrato che portano in sé la riflessione sulla struttura della città intesa come urbe romana. È legata al quadrato anche la relazione con la terra, non a caso Milia usa sabbie che, per la loro composizione in cui è presente il silicio, creano dei bagliori e dei luccichii. Sul tema dell’urbe, con riferimento diretto alle Città invisibili di Calvino, la sua personale del 2009, Urban Necessity, alla Èstile gallery di Roma, a cura di Valentina Bernabei. Successivamente l’artista si interessa all’uso dello specchio che unisce a strutture dalla forma del semicerchio e del quadrato: lo scopo è creare un vuoto che dia l’illusione di una profondità e del completamento visivo della struttura che si trova nell’opera, in modo da attivare la complicità dello spettatore. La sperimentazione artistica di Milia è continuata attraverso l’utilizzo del policarbonato alveolare di cui ci parlerà nell’intervista realizzata sui punti salienti del suo lavoro a Case Romane.

Per In aĕre in aquis ti sei ispirato ad acqua e aria. Perché questi due elementi?

«Ho cercato di instaurare un rapporto stretto con il sito. Le Case romane erano delle abitazioni nelle zone dell’insula e nelle zone della domus, quindi ho pensato agli elementi che fanno parte di un modulo abitativo e che sono fondamentali all’interno di una struttura domestica, anche oggi, cioè l’acqua e l’aria- aria intesa sia come punto di luce sia come mezzo attraverso cui si caratterizza la vita».

Perché hai scelto di utilizzare un materiale come il policarbonato alveolare?

«È un materiale che ho iniziato a utilizzare nel 2010. Il discorso sul quadrato aderiva alla terra e alla città, quindi si risolveva nella pesantezza. Più avanti ho fatto ricerche sul cerchio: ho constatato che il cerchio è legato all’idea di volta celeste, da qui ho iniziato a riflettere sul senso di leggerezza. Mi serviva un materiale che accentuasse questo senso di leggerezza. Il policarbonato alveolare è composto da tanti canali all’interno vuoti, per cui è fatto anche da aria, quindi si presta benissimo a questo scopo. Ho scelto il policarbonato per Case romane per rappresentare l’immaterialità della luce e la fluidità dell’acqua, ma anche perché ai tempi degli antichi romani non esisteva e mi piaceva metterlo in collegamento ideale con la loro civiltà: i romani l’avrebbero sicuramente utilizzato volentieri».

Perché hai realizzato cerchi e parallelepipedi?

«Il cerchio rappresenta l’aria, non a caso il policarbonato trasparente rappresenta spesso l’idea di aĕre, mentre il policarbonato blu rappresenta in acquis ed è spesso associato al parallelepipedo».

Quale valenza ha la luce?

«La luce è fondamentale, in questo mi ha aiutato il policarbonato, perché dà l’idea di brillantezza e di quasi cristallino, infatti viene sfruttato anche per sostituire il vetro in alcuni processi industriali. Sulla luce ho incentrato, ad esempio, l’installazione Early Morning che vuole evocare le prime luci del mattino, quando la notte finisce e arriva l’alba».

Hai creato diverse opere, ce le puoi illustrare?

«Il lavoro Flusso è inserito in una colonna che anticamente serviva come canale di scolo delle acque piovane: ho pensato al percorso discendente dell’acqua, così ho realizzato una serie di cerchi in policarbonato blu che scendono dall’alto verso il basso in maniera equidistante, per rappresentare l’acqua che si incanala verso le cisterne. L’installazione Circle si ispira al fenomeno dell’aria che circola all’interno della stanza, ho riflettuto anche sulle correnti ascensionali a spirale che servono agli uccelli e gli alianti per volare. L’opera Balneum è concepita per entrarvi dentro: sono diversi cerchi di policarbonato blu di diametro differente a creare una sorta di specchio d’acqua. Mi interessa riuscire a far entrare le persone in questi cerchi come se si immergessero proprio nell’acqua; l’effetto particolare che nasce è quello per cui dalla trasparenza del policarbonato si vede il riflesso delle gambe delle persone. Per il lavoro Acquedotti ho sfruttato un elemento costruttivo caro ai romani, l’arco: mi ha affascinato il sistema di trasporto dell’acqua di cui i romani sono stati grandi pionieri. La canalizzazione delle acque con l’uso dell’arco è stata molto importante per questa civiltà così ho ricreato la forma dell’arco degli acquedotti, solo l’ho ripetuta per varie volte in maniera parallela. Con l’installazione Area ho immaginato che una apertura quadrata che collega una stanza delle Case romane a un’altra fosse quasi una finestra, ma essendo uno spazio sotterraneo da questa finestra ideale non penetra la luce. Quindi ho realizzato un parallelepipedo di luce che attraversa questo foro presente nel muro, come un punto di collegamento fra le due stanze, in cui la luce, che parte dal centro del lavoro, si riflette su tutti e due i lati della sala creando un’atmosfera particolare anche a livello cromatico. Di Early Morning ho già parlato».

Fino 13 gennaio 2014; Case romane del Celio Clivo di Scauro, Roma; info: www.caseromane.it

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