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La memoria è una cosa seria

La nuova personale di Ian Tweedy, alla sua terza volta negli spazi della galleria romana Monitor, combina diversi elementi: la caduta del muro di Berlino, gli esordi della cultura graffitista assieme al racconto di un pezzo di storia tedesca intrecciata alla sua vita personale. Già nel titolo della mostra My neighbors the Von Stauffenbergs, l’artista, svelando l’identità di uno dei suoi vicini di casa, racconta un pezzo di storia. Negli anni ’80, a Berlino, il creativo viveva accanto alla nota famiglia tedesca Von Stauffenbergs, discendente del colonnello Claus Schenk che svolse un ruolo di primo piano nell’attentato del 20 luglio 1944 contro Adolf Hitler, facendo detonare una bomba nel famoso quartier generale Wolfs Layr, in Polonia. L’artista statunitense propone, nelle due sale della galleria, una reinterpretazione del quadro di genere storico. Da una parte dello spazio colloca una serie di lavori di piccolo formato, dall’altra tre grandi opere su tela. Non essendo testimone dei fatti,  rintraccia indizi e ricostruisce gli eventi, come un detective sulla scena di un crimine.

Casting unknown woman for my neighbor the countess, è una serie oli su carta, montati su fogli strappati da riviste tedesche dei tardi anni ’80 e facenti parte della personale collezione dell’artista. Si tratta di ritratti immaginari della contessa Von Stauffenbergs, discendente di quella stessa famiglia. Non ricordando le sembianze della donna – la cui presenza aleggiava nelle conversazioni della sua infanzia, fin tanto ad acquisire un crescente alone di mito – l’artista, come nell’atto di ripercorrere una trama, ritrae volti di attrici dell’epoca al posto del ricordo perduto. Ponendosi come un make-up artist, Tweedy interviene sul disegno aggiungendo rughe e invecchiando progressivamente le donne per arrivare a comporre il volto nei diversi passaggi della vita. Al progressivo invecchiarsi della donna, le immagini sul fondo prese dai giornali, rivelano la storia di una generazione che, facendo cadere un muro, si è riappropriata del futuro. Nella scelta di queste fotografie d’epoca, dove si riconoscono i murales del muro di Berlino, si intreccia nuovamente storia personale – lui ex graffitista – e storia collettiva.

Le maestose tele della sala opposta ripercorrono, invece, la vicenda dell’attentato fallito in modo più diretto. Fragment kit (Aftermath of the 20th July Plot) I, II III, trovano ispirazione da una fotografia d’epoca scattata il giorno successivo l’evento. Dal fondo nero sbiadito, quasi a ricreare un effetto marmoreo, sono sovrapposti disegni di frammenti: detriti che l’artista immagina recuperati dall’esplosione, posizionati in modo ordinato come se fossero catalogati. Non è la prima volta che il creativo si relaziona con la memoria, consapevole della sua essenza frammentaria, ci ricorda che va recuperata riassemblandone i pezzi.

Fino al 15 febbraio; Monitor, palazzo Sforza Cesarini
, via Sforza Cesarini 43, Roma; info: www.palazzosforzacesarini.it

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