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Memoria di un impegno

Dodici anni. È da tanto che Maria Grazia Cutuli, catanese di nascita e milanese di adozione (lavorava per il Corriere della Sera), non scrive più alcun reportage per il suo giornale. Non può farlo perché è caduta in un agguato in Afghanistan, lungo la strada tra Jalalabad e Kabul, dove era stata inviata dal quotidiano di via Solferino. Lo stesso Corriere che, il giorno prima della sua morte, aveva pubblicato uno scoop realizzato proprio dalla reporter siciliana, un approfondimento su un deposito di gas nervino all’interno di una base abbandonata dai terroristi di Al Qaeda, l’ultimo di una lunga serie di coraggiosi articoli che Maria Grazia aveva scritto da una delle zone più turbolente del momento. Curiosità e coraggio. Due grandi qualità per un giornalista. Qualità che non facevano certamente difetto a Maria Grazia, i cui giorni vissuti nell’ottobre 2001, dunque proprio a ridosso della sua uccisione, si riattualizzano grazie al graphic novel in bianco e nero Dove la terra brucia (Rizzoli Lizard, 134 pagine, 16 euro), realizzato dal docente di lettere Giuseppe Galeani, al suo esordio letterario, e dalla disegnatrice Paola Cannatella, vincitrice nel 2005 del Fumetto international talent award indetto dalla Triennale di Milano.

Nell’incipit Maria Grazia Cutuli attende in un albergo di Peshawar (Pakistan) l’assenso definitivo per recarsi a Kabul, dove le ostilità tra Stati Uniti e talebani sono soltanto alla fase iniziale. La reporter (una laurea in filosofia) non può neppure immaginare che la sua brillante carriera troverà la fine meno di un mese dopo, in un attentato che toglierà la vita a lei e ai tre suoi colleghi – l’inviato del quotidiano El Mundo Julio Fuentes, il reporter australiano Harry Burton e l’operatore afghano Azizullah Haidari, entrambi della Reuters – spegnendo per sempre una delle voci più trasparenti ed eroiche del giornalismo di casa nostra. Per fare chiarezza sull’episodio sarebbero poi stati istituiti due processi, uno in Italia e l’altro in Afghanistan, portando alla pena di morte per tre persone. La prima delle condanne è stata eseguita a Kabul l’8 ottobre 2007 ed è stata l’ennesima occasione, per la famiglia della Cutuli, di ribadire con forza la propria avversità alla pena capitale. Una famiglia dove la dignità è sempre stata di casa.

Info: www.rizzoli-lizard.com

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