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Kent Nagano mania

Kent Nagano, il samurai dell’orchestra, è tornato a Santa Cecilia. Ha diretto il concerto in do minore K 491 di Wolfgang Amadeus Mozart, con Rafal Blechacz alla tastiera, e la Sinfonia in re minore n. 3 di Anton Bruckner, detta la wagneriana. Il Concerto k491 di Mozart è un gioiello nel corpus del genere, segnato da una carica drammatica, e non a caso in tonalità minore. Mozart è molto parsimonioso nell’impiego dei toni minori, ma quando li sceglie, come in Don Giovanni o nel Requiem, l’ispirazione si fa subito angosciosa, come se intravedesse nel do minore l’espressione di un che di trascendentale e fatale. I concerti per strumento solo e orchestra sono luogo di scontri drammatici, simbolo del conflitto tra individuo e società, nell’eterna tensione a compenetrarsi e riconoscersi reciprocamente. Mozart usò per la prima volta una vasta orchestra con tanto di oboi e clarinetti, che insieme arricchiscono la sezione dei fiati di sonorità più diffuse.

Ovazioni per il ventottenne pianista polacco Blechacz, énfant prodige al quale la schiacciante vittoria del 2005 al concorso Fryderyk Chopin di Varsavia, in cui si è aggiudicato anche i premi speciali, ha aperto tutte le sale da concerto più rinomate in poco tempo. A tal punto fu sbalorditivo che un giurato della commissione giudicante ebbe a dire: «Blechacz era così superiore da impedire l’assegnazione del secondo premio agli altri finalisti».

Alla serata ceciliana ha assistito anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano insieme alla signora Clio, elegantissima in un tailleur di raso nero. La bacchetta di Kent Nagano è ormai di casa all’auditorium, dove ha diretto altri concerti da tutto esaurito. Nagano è direttore stabile alla Mso, l’Orchestra sinfonica di Montreal, da cui si è preso due anni sabbatici per coltivare vari interessi, seguire un corso di musica medievale e rinascimentale, approfondire lo studio delle lingue e della composizione. Nagano è il prototipo moderno di un direttore eclettico, ugualmente a suo agio quando si tratta di interpretare i grandi capolavori classici o contemporanei, tra cui Boulez, Schoemberg o Franzk Zappa. In Canada c’è una vera e propria Naganomania, sia per il suo carisma sul podio, sia per la concezione del sinfonismo come lavoro di gruppo, da svolgere con anima e cuore. Nagano ha diretto la Sinfonia n.3 di Bruckner, con la nota chiarezza ed eleganza, scampando il rischio di cadere in retorica e megalomania teutonica che s’annida nella partitura. La Sinfonia n. 3 costò lunga gestazione al compositore, che trovò se stesso e la sua vena creativa ascoltando la prima di Tannhauser di Wagner nel 1845. Al maestro di Beyreuth, considerato “inarrivabile signore, famoso in tutto il mondo, maestro di musica e poesia”, è dedicata la composizione, con una citazione della walchiria wagneriana: «All’illustrissimo signor Richard Wagner, all’ineguagliabile, famosissimo e sublime maestro dell’arte poetica e musicale in profondissima riverenza». Si racconta che Bruckner dedicò al suo mito ben tre sinfonie, chiedendogli quale delle tre preferisse. Wagner lo volle incontrare, ma durante lo scambio in un’osteria alzarono il gomito con la birra e Bruckner, la mattina seguente, dopo la sbronza wagneriana, non ricordava quale fosse la prescelta da Richard e ne chiese conferma al maestro in una lettera: «Sinfonia in re minore, dove le trombe introducono il tema principale?» e Wagner rispose: «Si! Buona fortuna, Richard Wagner».

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