Arriva il Turner Prize 2013

Londonderry

Attesa nel mondo dell’arte contemporanea. Il prossimo 2 dicembre si saprà infatti il nome del vincitore del Turner Prize 2013, il celeberrimo premio istituito dalla Tate gallery nel 1984 e riservato agli artisti under 50 che siano nati o che vivano nel Regno unito. A lui o lei, un riconoscimento di 25mila sterline (oltre le 5mila già assegnate ad ognuno dei quattro finalisti) e una prestigiosa vetrina nel mordo dell’arte, ormai sotto i riflettori di ogni angolo del pianeta. Quest’anno tuttavia, alla usuale rumorosa curiosità dei media per le opere in mostra si è affiancata la particolarità della location scelta. Per la prima volta nella sua storia il Turner Prize si è tenuto fuori dal territorio inglese, in Irlanda del nord, a Derry. Scelta dettata dal fatto che Derry Londonderry è stata la citta della cultura del Regno Unito 2013, ma anche perché, come sottolinea la direttrice della Tate Britain, Penelope Curtis: «Si voleva un luogo assolutamente diverso e Derry era il posto giusto». Avallata da un incoraggiante successo di pubblico anche l’idea, inizialmente controversa, di allestire gli spazi espositivi nelle vecchie caserme. Gli edifici, già dismessi con le barricate che li circondavano all’arrivo della pace sono stati completamente ricostruiti per il nuovo scopo. Un risultato tangibile nel processo di rigenerazione culturale e pacificazione della città, anche per il fatto che, per raggiungere il Building del Turner prize 2013 nella vecchia piazza d’armi di Ebrington (un complesso di 10 ettari che ha ospitato divise dal 1840 al 2003), si deve attraversare il fiume Foyle che divide la parte protestante da quella cattolica della città. Per farlo dal 2011 è stato costruito un ponte “Peace Bridge”, dal nome anche questo profondamente simbolico. Un passaggio pedonale comune per raggiungere la parte est chiamata Waterside ed Ebrington, dove non troppo tempo fa tempo marciava l’esercito britannico, ridisegnato per l’arte e che l’arte ha reso di tutti.

Così il luogo simbolo di un passato di violenza e di orrore, nella città della Bloody Sunday, viene vissuto per la prima volta da tutte le “parti” come momento di cultura condivisa e di orgoglio civico. La città del movimento dei diritti civili, del premio Nobel per la pace è ora la città del Turner Prize 2013. «Questa partecipazione trasversale ci ha dato il senso di quello che questa società potrebbe essere e la direzione da prendere nel processo di pace» sottolinea Graeme Farrow, executive programmer di Derry Londonderry City of Culture. «Qui l’arte contemporanea ha una forte tradizione, alcune gallerie sono rimaste aperte anche durante il conflitto – ricorda Maoliosa Boyle, manager della prestigiosa Void Gallery di Derry curatrice di 2 finalisti del Turner – spero sia lontano il tempo in cui si evitava di andare oltre il fiume se proprio non si doveva. Spero che si superino le divisioni e che l’aver ospitato Il Turner Prize rafforzi la consapevolezza dell’importanza dell’arte per la società. Per definirci come uomini e donne, per delineare la nostra identità”. Turner Prize 2013: gli artisti, le opere e l’audience parte di queste. Un manichino nudo di più 2 metri e mezzo che fa pipì in un secchio battendo le palpebre. Una video installazione che è un flusso di immagini e memorie sul nonno artista. Dipinti enormi di personaggi immaginari. Una galleria bianca dove si scambiano opinioni sull’economia di mercato. Arte che usa diversi linguaggi espressivi e dove anche il visitatore interagisce attivamente. David Shrigley il più popolare e il più maturo dei finalisti. Classe 1968, nasce a Macclesfield (Regno Unito) ma vive e lavora a Glasgow. Un umorismo particolare il suo, da sempre cifra delle diverse espressioni artistiche in cui si è cimentato e che si ritrova anche in Life Model. L’idea è di far sorridere i visitatori più timidi facendo fare pipì nel secchio ad un ragazzone di polyester dalle gambe corte e dalla chioma sagomata nera. Sulle pareti esposte con pari dignità, le opere del pubblico invitato a ritrarre il modello su un vero cavalletto con matite colorate e cartoncino.

Laure Prouvost nata a Croix Lille (Francia) 35 anni fa, vive e lavora a Londra. Vincitrice del quarto Max Mara art prize per donne del 2011 è presente con la sua ultima opera Wantee esposto in parte nel Schwitters Britain alla Tate Britain. Un’installazione video divisa in due parti. I visitatori entrano in uno spazio e si siedono sorretti da libri e dallo schermo la voce narrante si rivolge loro per chiedergli se “gradiscono del te”: non c’è modo di rispondere circondati da mobilia, teiere e tazze della casa dei nonni. Il montaggio è veloce e il racconto è affidato a immagini a volte oniriche mentre le parole volutamente incespicano in una lingua inglese non sempre usata propriamente. Lynette Yiadom Boakye, 36 anni, originaria del Ghana vive e lavora a Londra. Arriva al Turner con Extracts and Verses una serie di dipinti in larga scala ognuno completato nell’arco di un solo giorno. I personaggi rappresentati sono immaginari ma ispirano familiarità e vicinanza, come le storie da cui l’artista trae ispirazione. «Faccio sempre riferimento al mio rappresentare figure di colore come “normale» perché non vedo le persone di colore come altro o esotiche. Tino Sehgal, 37 anni nato a Londra e di base a Berlino, arriva al premio con This Is Exchange: incontri casuali nella galleria bianca tra audience ed interpreti vestiti con una T-shirt nera, per ingaggiare conversazioni che abbiano però senso sull’economia di mercato. Il risultato della chiacchierata: i visitatori ricevono una password con cui possono ritirare 2 sterline alla reception. Una live exhibition parzialmente strutturata per la prima volta finalista al Turner. I giurati, presieduti da Penelope Curtis, direttrice della Tate Britain sono: Ralph Rugoff, direttore della Hayward gallery di Londra, Declan Long del national College of Art di Dublino, Annie Fletcher, del Van Abbemuseum di Eindhoven, e Susanne Gaensheimer dal museo di Arte moderna di Francoforte.