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La passione, appunto

«Lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada, dialogando con i cittadini, con la fiducia per le battaglie che abbiamo fatto, per le proposte che presentiamo, per quello che siamo stati insieme». Parole con le quali Enrico Berlinguer riusciva a terminare, malgrado le pessime condizioni di salute nella quali versava, il comizio del 7 giugno 1984 a Padova. Era il suo ultimo, appassionato, discorso (scomparve nella città veneta quattro giorni dopo). Un intervento carico di passione dal quale emerge il carattere di un uomo dalla inesauribile vitalità, una figura apprezzata in modo trasversale per le (indubbie e oggettive) capacità politiche. A distanza di ventinove anni, l’indimenticato Berlinguer viene omaggiato da Becco Giallo con un graphic novel che intende rendere il giusto tributo a un esponente politico di grande attualità, oggi più che mai rimpianto e privo di autentici eredi (nonostante pallide imitazioni).

Arrivederci Berlinguer (128 pagine, 15 euro), sceneggiatura di Elettra Stamboulis e disegni di Gianluca Costantini – ripercorre l’infanzia del leader sardo (nato a Sassari nel 1922), insieme alla ricostruzione della storia d’Italia, rendendo al lettore il paesaggio morale di un paese che ancora, suo malgrado, resiste. Dall’invito a un’austerità in grado di determinare giustizia sociale alla proposta del “compromesso storico” tra la Democrazia cristiana e il Partito comunista, dalla denuncia della “questione morale” alle riflessioni sul rinnovamento della politica, Berlinguer è stato – e rimane, per le nuove generazioni – un modello di coerenza. Nel graphic novel si rammenta come «una volta Enrico fu molestato da un fascista per strada. Gli spaccò la chitarra in testa, come si vede al cinema». Una sorta di rimando alle varie forme di arte che Berlinguer apprezzava. Come la musica. Basti pensare ad Antonello Venditti, che ha dedicato al leader politico un brano nostalgico («Enrico, se tu ci fossi ancora, ci basterebbe un sorriso, per un abbraccio di un’ora»). Una canzone, “Dolce Enrico”, che fa riflettere sullo spirito di una persona che ancora si interrogava («Noi siamo convinti che il mondo, anche questo intricato mondo di oggi, possa essere conosciuto, interpretato, trasformato e messo al servizio dell’uomo, del suo benessere e della sua felicità»), lucida e lungimirante («i partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società, della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero»). La passione, appunto.

Info: www.beccogiallo.org

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