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Torino Film Festival

Sarà la pellicola statunitense Last Vegas di Jon Turteltaub ad aprire la trentunesima edizione del Torino film festival che si svolge dal 22 al 30 novembre. La storia di amicizia interpretata da Robert De Niro e Michael Douglas traccerà all’insegna della commedia l’inizio della rassegna, fondata nel 1982 da Gianni Rondolino e Ansano Giannarelli con il nome Festival internazionale cinema giovani con l’obiettivo d’inseguire un festival giovanile. Torino film rivolge l’attenzione alla ricerca e alla scoperta di nuovo talenti appartenenti al cinema indipendente internazionale e alla sperimentazione di nuovi generi e nuovi linguaggi espressivi. Tra circa 4000 titoli visionati saranno 185 le opere (tra corti, medi e lungometraggi) ad arricchire le varie sezioni che costituiranno struttura portante dell’evento, diretto quest’anno dal regista Paolo Virzì che affronta l’impegno proiettandosi, «nella sensazione di vivere in un mondo diverso rispetto al quale siamo abituati ad esser immersi». Per cominciare tra i vari settori troviamo Torino 31 che rappresenta la principale sezione dove vengono presentate quattordici opere inedite in Italia e nella quale s’intrecciano temi umani, politi e sociali grazie alle fatiche autorali dei francesi Sébastien Betbeder e Justine Triet, rispettivamente con 2 Automnes 3 Hivers e La bataille de Solférino, fino ad oltrepassare l’oceano con film americani quali Blue Ruin di Jeremy Saulnier e C.O.G di Kyle Patrick Alvarez. La sezione fuori concorso Festa Mobile rende omaggio a Federico Fellini raccogliendo titoli sparsi un po’ in tutto il mondo e nella quale l’Italia viene rappresentata da La sedia della felicità di Carlo Mazzacurati, Temprary road (dedica alla vita del catatuore Franco Battiato) diretto da Giuseppe Pollicelli e Mario Tani, Essere Riccardo… e gli altri di Giancarlo Scarchilli, The Repairman di Paolo Mitton, Tutte le storie di Piera di Peter Marcias; quadro biografico dell’attrice Piera Degli Esposti. Novità della kermesse è l’introduzione di Europop volta ad essere un’occasione per proiettare film di puro intrattenimento e spesso ignorati dalla critica, che però in patria sono diventati espressione di fenomeno culturale popolare. Ai nuovi titoli che un tempo sarebbero stati considerati di serie B, quelli cosiddetti da Drive in è dedicata le sezione After Hours caratterizzata da pellicole di vario genere quali commedie , horror e thriller; rivalutazione di un stile cinematografico alla ricerca di un’atmosfera rilassata e di evasione. Particolare attenzione và data allo spazio Big Bang Tv che ruota attorno all’universo delle serie televisive e alle quali bisognerebbe iniziare a guardare in modo meno snobbistico poiché raffigurano un contenitore dove poter sperimentare con maggiore possibilità nuovi linguaggi e molteplici espressioni stilistiche. In effetti non è un caso che al mondo televisivo hanno cominciato ad accostarsi autori già rinomati per proporre opere destinate ad un vasto pubblico. Protagonisti di Big bang tv sono le ambientazioni della Nuova Zelanda mostrate da Jane Camion e Garth Davis per raccontare il giallo neofemminista Top of the Lake e le interpretazioni “fameliche” di Kevin Spacey e Robin Wright nella serie a sfondo politico House of cards.

I documentari scelti per il festival trovano supporto in TFFdoc, occasione ghiotta per un genere ancora non valorizzato ed al quale si guarda in modo “annoiato”; nonostante il Leone d’oro a Sagro Gra all’ultimo festival del cinema di Venezia quello del documentario resta un mondo tutto da esplorare per cercare di contrastare il forte luogo comune che trova risvolto in senso di pesantezza e noia, ed è attraverso l’operato di registi quali Miguel Moraes con Os caminhos de Jorge , Roberto Minervini con Stop the pounding heart, Jide Tom Akinleminu con Portrait of a lone farmer che TFFdoc tenta di demolire quel luogo comune. Largo spazio anche ai corti italiani alla ricerca di un linguaggio originale basato sulla documentazione e la narrazione, che si aggancia ad un’altra tappa significativa che è quella di Onde, in cui non importa classificare un genere all’interno di un contenitore dove vengono raccontate storie, viaggi e percorsi che trovano “accordo” con tutte le altre proiezioni inerenti alle altre sezioni. Per finire E intanto in Italia, piccola officina di cinema dove spicca il ritratto di Antonietta De Lillo alla poetessa Alda Merini dal titolo La pazza della porta accanto. Dunque un festival caratterizzato da mille sfaccettature e che si presenta in modo “ordinato”, con un impianto organizzativo ben strutturato, mirato e con un carattere fresco e completo. Una rassegna da seguire per dare ancora giusto riconoscimento ad un’arte umanistica utile sotto l’aspetto sociale e umano anche quando si propone come solo elemento di evasione. La città di Torino presenta un’occasione immancabile per seguire un itinerario variegato, mirato e che pone l’accento ad una certa freschezza autorale associata ad un taglio classico che porta con sé, come dichiara Davide Oberto responsabile dal 2005 di TFFdoc, italiana corti e Spazio Torino, «una vasta inclusione di opere accompagnata da una determinante intensità delle immagini». Info: www.torinofilmfest.org

 

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