Elementi che mentono

Graffiato, pettinato, gonfiato, fino a oggi era stato il colore a subire queste manipolazioni nel lavoro di Jason Martin, le superfici erano pannelli di alluminio, plexiglass o tele, edil colore vi prendeva forma come un organismo vivo. Oggi la Lisson gallery, una delle più influenti e longeve gallerie internazionali d’arte contemporanea, inaugura una personale dedicata all’artista britannico e fino al 10 gennaio 2014 presenta lo sviluppo del suo lavoro che, abbandonati colore a olio e gel acrilico, si sposta verso la lavorazione di materie robuste e riflettenti. Rame, nichel e bronzo, materie dure a riprodurre forme morbide, così l’artista propone, nella sua prima personale negli spazi di via Zenale, l’evoluzione del suo percorso, in cui il forte cromatismo che caratterizza le sue opere lascia spazio a superfici specchianti, metalli fusi lavorati come paste, rimanendo però sempre legato agli audaci giochi volumetrici tipici del suo lavoro.

In mostra otto bassorilievi e una scultura che, impreziositi dalla brillantezza del metallo, ricordano forme aliene provenienti da scenari fantascientifici o diventano forme astratte in cui riflettere la propria immagine deformata. Jason Martin sembra rifarsi all’action painting, nella sua forma più controllata, così sulla tela non prendono vita solo realtà estranee ma anche i movimenti dell’artista, un lavoro fisico il cui risultato rimanda quasi più al mondo dei suoni che a quello della figurazione. Si ha l’impressione, infatti, di affondare nella profondità di un riflesso così come ci si perderebbe nell’intensità di un suono, sedotti dal luccichio di un vortice o dalla calma di una superficie piana. Rispetto ai lavori precedenti la materia sembra staccarsi progressivamente dal supporto, diventando sempre più autonoma e protagonista, una scelta sublimata dalla scultura in mostra, estremo atto esplorativo di questo rapporto tra pittura e scultura.

Fissata al suolo, la scultura di acciaio lucidato, sembra rappresentare un oggetto ultraterreno, a metà tra un baccello e un meteorite, continuando nella parte esterna della galleria, quel mondo ideale delineatosi al suo interno. La dualità è il tratto distintivo delle opere in mostra, che oscillano tra realtà e immaginazione, movimento e stasi, ritmo e morbidezza, sono oggetti che catturano la luce e la respingono, insieme seducenti e impenetrabili. Martin sembra rimanere legato al mondo terreno pur valicandone i confini, non abbandona i supporti ma parte da essi per costruire forme che li sormontino, usa materiali solidi ma li lavora in forme quasi liquide, opera su materie naturali, come corteccia di sughero per la scultura in mostra, ma li trascende, creando strutture appartenenti a un mondo nuovo e per noi ancora da esplorare.

Fino al 10 gennaio; Lisson gallery, via Bernardino Zenale 3, Milano; info: www.lissongallery.com