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Minini festeggia i 40

È proprio un divertito Massimo Minini chinato di fronte all’opera A Beauty di Nedko Solakov a dare il via ai festeggiamenti per i quarant’anni di attività della propria galleria con la mostra Quarantanni d’artecontemporanea Massimo Minini 1973-2013, esposizione che invade le due grandi sale del piano superiore de La Triennale di Milano. La mostra è costituita da opere passate dalla galleria Minini, ma anche da pezzi provenienti dalla sua collezione, un vero e proprio spaccato di storia dell’arte contemporanea raccontata da un punto di vista speciale, talvolta ironico e dissacrante dall’attore protagonista. Una storia con molti flash back, in cui Minini cerca di legare, raccontare i vari momenti e passaggi con quella modalità tipica che ha trovato una peculiare forma letteraria nei “pizzini”, brevi favole, flash, racconti sugli artisti incontrati in questi anni. L’andamento non segue un ordine tematico, né cronologico bensì un criterio che non si sbaglia col definire anarchico, basato su associazioni concettuali ed emotive. Le didascalie perdono il loro tono didattico e si fanno racconti, ogni opera è infatti accompagnata da un famoso pizzino. Una lunga storia testimoniata dalla presenta di importanti nomi italiani e internazionali ma affidata anche agli intensi intrecci di relazioni tra artisti e gallerista, qui documentate da lettere, note, immagini che restituiscono meglio di ogni opera la storia di questa realtà.

La mostra è nata da un libro fatto con un editore che Minini ammira moltissimo, Amedeo Martegani di A+M Bookstore: «Avevo visto il libro su Boetti da lui realizzato tanti anni fa e mi son detto, quando faccio un libro voglio che sia come questo – ha detto Minini -. Detto, fatto, per i 40 anni ho pensato di fare il libro, ho chiamato l’editore e gli ho dato 100 fogli dal mio archivio, ne abbiamo discusso assieme lui ha impostato la gabbia del libro e tra una cosa e l’altra siamo arrivati a 500 pagine. L’ho mostrato ai curatori della Triennale che sono sbiancati o arrossiti, dipende… Poi, dopo pochi mesi mi hanno proposto di fare una mostra e a quel punto sono sbiancato io». In ordine sparso nelle sale si trovano grandi opere come quella di Nedko Solakov, di Jan Fabre o tele di Vanessa Beecroft intervallate da lavori molti piccoli, come la foto di Luigi Ontani; un Totem di Kapoor, gli enormi post-it colorati di Alberto Garutti oppure le coloratissime vetrate di Daniel Buren realizzate appositamente per l’esposizione. Poi ancora, una stanza quasi totalmente dedicata a Piero Gilardi, le scale riflettenti di Monica Bonvicini ma anche tantissime fotografie tra le quali quelle Gabriele Basilico, a cui Massimo Minini dedica la mostra.

Fino al 2 febbraio – La Triennale di Milano, viale Alemagna 6, Milano. Info: www.triennale.org

 

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