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Il Cretto di Gibellina

Attesi, annunciati e promessi per l’8 gennaio prossimo, i finanziamenti per il risanamento del grande Cretto di Alberto Burri, sito nella città siciliana di Gibellina dopo che fu rasa al suolo dal terremoto del 1968. Per chi si avventura oggi nei pendii della valle delle Orestiadi, colpisce non solo l’imponenza dell’opera nel contrasto con il paesaggio ma anche la presenza di edifici pericolanti e macerie della città di Gibellina, mai più completamente rimossi a seguito del sisma, che danno al luogo un’indefinita collocazione spaziotemporale. In preparazione del centenario dell’artista tifernate, che ricorrerà nel 2015, i lavori di restauro, manutenzione e ripulitura delle numerose parti danneggiate dall’esposizione agli agenti atmosferici, sono doverosi, e dovranno essere intrapresi e conclusi entro il 2014. È forse per questa ragione che è stata fissata una gara d’appalto per il risanamento all’Urega di Trapani per un milione 379 mila euro stanziati con i fondi europei. Gli aggiudicatari dell’appalto dovranno rimuovere la vegetazione spontanea e intervenire sui fori e le scollature dei blocchi in cemento, ripristinare le reti metalliche laddove arrugginitesi e fuoriscite a vista, conseguenza inevitabile degli ultimi anni di quasi totale abbandono del luogo.

Inoltre, dovrà esser ripensato il sistema di copertura dei cubi per permetterne una migliore conservazione. Il progetto di risanamento, tuttavia, non è il solo a essere invocato per l’importante sito artistico, sempre nel 2014, infatti, sarà bandita anche una gara per il completamento dell’opera con 1,1 milione di euro di finanziamento provenienti dal gioco del Lotto, sotto la Soprintendenza dei beni culturali di Trapani (la superficie prevista nel progetto era di 88.200 mq. ne è stata realizzata circa il 75%; quella da completare si aggirerebbe sui 20mila mq. L’intera opera misura 315 m per 280 m, con un’altezza media che va dai 150 cm ai 160cm). I lavori di entrambi i progetti e i rispettivi cantieri operativi, seguiranno le indicazioni di massima del cantiere di conoscenza guidato del professor Antonio Rava del Politecnico di Torino, avviato dal museo di Palazzo Riso di Palermo. Il cantiere di Rava era nato proprio in via propedeutica ai futuri lavori, per sperimentare a distanza le ipotesi di intervento sui materiali del Cretto. Due le promesse da mantenere, per ridare splendore all’illuminata e poetica ricostruzione di Gibellina, tanto voluta dall’allora sindaco della città, Ludovico Corrao. Tra i tanti artisti di fama mondiale chiamati ad avvalorare quella che sarebbe diventata, molti km più a valle, la nuova Gibellina, Alberto Burri, fu l’unico a rifiutarsi di inserire una sua opera nel nuovo contesto urbano, realizzando un grande Cretto nella vecchia Gibellina, in memoria del sisma che la distrusse. Dentro la serie di cubi di cemento lascati a vista, egli racchiuse ruderi e ogni traccia della vita domestica sconvolta dal terremoto, creando un’immagine monumentale, di impatto dirompente nel paesaggio naturale.

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