Il cinema secondo Massimo

L’ottava edizione del Festival del cinema di Roma rende omaggio a Massimo Troisi con la presentazione del documentario di Raffaele Verzillo Massimo – Il mio cinema secondo me. Proprio quest’anno l’attore e regista avrebbe compiuto sessant’anni, occasione per la quale Verzillo decide di proporre un’opera che trova forza nel volto di uno dei più caratteristici autori italiani. Con le interviste ai tanti compagni di viaggio di Troisi nella sua avventura di interprete e regista, tra cui Francesca Neri, Lello Arena, Massimo Bonetti, Pino Donaggio, Anna Pavignano e Maria Grazia Cucinotta (questi ultimi presenti alla conferenza di stamattina), il documentario è volto a rappresentare un’ottima opportunità  per approfondire un personaggio forte di un aspetto malinconico ma che lasciava spazio a una  particolare capacità interpretativa composta da una profonda sensibilità e da gesti ed espressioni che riflettevano il suo modo di essere. Attore, regista e sceneggiatore, è con forte dedizione all’arte che Troisi espande nelle sue opere teatrali e cinematografiche argomentazioni di vario genere quali la famiglia, la relazione di coppia e la religione, stessi temi dai quali traeva ispirazione per accompagnare le sue opere con convinzione ma anche con quella proverbiale timidezza che lo contraddistingueva. Un personaggio distaccatamente dolce che non forzava mai la sua presenza in un mondo dove tutto appariva già ostentato. All’interno della cinematografia italiana Troisi si accompagnava a un particolare silenzio che rompeva al momento opportuno rendendosi “visibile” per scandire con una certa validità le sue fatiche lavorative. Durante quasi tutta la sua carriera non ha mai abbandonato la propria napoletanità, quasi a voler dimostrare un perenne atto di orgoglio verso le sue radici, caratterizzato da un forte attaccamento verso la città di Napoli. Verzillo riesce a realizzare un dipinto nel quale è ritratto un personaggio dalla forte intensità comunicativa, un esempio di passione ma soprattutto di devozione e discrezione in un mondo del quale fanno parte sì le luci, ma in cui è doveroso saper presenziare con intelligenza e rispetto. Nell’apparente contrapposizione forza – fragilità la prima caratteristica prende il sopravvento e segue l’attore completando un personaggio di forte presenza scenica e dal quale traspare coerenza verso i propri principi artistici. Iniziata la sua carriera di attore in teatro nel 1969 e terminata nel 1994 con il film di Michael Radford  Il Postino, attraversa generazioni e stili diversi, sempre all’insegna dell’autenticità, del prevalere quasi della persona sull’autore. Del 1979 è il programma televisivo della Rai Luna Park grazie al quale ottiene  una grande visibilità al grande pubblico; risale al 1981 il primo successo cinematografico Ricomincio da tre da lui diretto, sceneggiato e interpretato. E proprio alcuni appunti scenici del film e gli scatti di Mario Tursi, fotografo di scena che l’ha seguito sul set dei successivi Scusate il ritardo, Non ci resta che piangere, Le vie del Signore sono finite, Pensavo fosse amore… invece era un calesse e del Postino costituiscono la base visiva del documentario realizzato a partire da un’intervista inedita di Antonella Coluccia e prodotto da Verdiana Bixio per Publispei in collaborazione con Rai cinema. Massimo Troisi resta dunque un simbolo atipico e proprio per questo necessario in una società dove troppo resta urlato e nella quale sembra che un atteggiamento prevaricatorio rappresenti un’abitudine; un punto di riferimento che si rifà a una certa ambizione e determinazione dall’atteggiamento misurato. Il documentario viene proiettato al pubblico domenica 17 alle 19 al Maxxi di Roma, via Guido Reni 44, e si accompagna a una selezione di immagini nel foyer della sala Sinopoli, all’Auditorium, fino alla fine del festival, in un percorso espositivo curato da Maria Letizia Bixio, curatrice anche del catalogo di Inside Art dedicato all’iniziativa.