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Festival di Roma, canta Napoli

Nell’ultimo venerdì del Festival del cinema di Roma i Manetti Bros (nella foto) omaggiano Napoli attraverso la divertente storia di Paco Stillo (Alessandro Roja), pianista senza occupazione che si ritrova suo malgrado a lavorare in polizia. Benché incapace è proprio a Paco che il commissario Cammarota affida l’incarico di scovare e catturare un pericoloso killer della camorra; ‘O fantasma. Affinché il compito venga portato a termine Stillo dovrà entrare a far parte del gruppo musicale nel quale il leader è Lollo Love. Marco e Antonio Manetti costruiscono una frizzante commedia che rimanda ai famosi ritratti neomelodici degli anni Ottanta interpretati da Nino D’Angelo, aggiungendo qualcosa di moderno e ben dosato che si unisce alla sceneggiatura degli stessi fratelli Manetti e Michelangelo La Neve. È un viaggio divertente, a tratti poetico e accompagnato da una certa delicatezza grazie soprattutto alle musiche di Pivio e Aldo De Scalzi; un’opera che riflette un determinato genere cinematografico ma arricchito da nuovi aspetti narrativi che restituiscono allo spettatore una certa eleganza filmica. Song’e Napule resta dunque un regalo efficace a un filone filmico iniziato negli anni Settanta e probabilmente sconosciuto alle nuove generazioni, e che porta con sé un qualcosa di classico ma non stantio. Nella giornata di ieri Il Festival all’Auditorium di Roma ha omaggiato anche Renato Castellani, riproponendo il film del 1958 Nella città l’inferno con Anna Magnani e Giulietta Masina. Storie di vita in un carcere femminile sceneggiato da Suso Cecchi D’Amico e dallo stesso Castellani. Un film di grande potenza visiva grazie soprattutto all’interpretazione della Magnani, che sbatte lo spettatore in una realtà feroce e di sopravvivenza. Castellani trova giusta sintonia di ruoli tra le protagoniste che si muovono come tigri inferocite ed esasperate in una gabbia; un’opera quasi totalmente basata sui dialoghi che tesse con giusti tempi un filo caratterizzato da calma forzata ed esplosioni di collera. Il film non lascia segni di opacità e resta intatto nella sua forza narrativa dove il fulcro è rappresentato dalle interpretazione realistiche della Magnani e della Masina. Altri elementi di crudezza li troviamo altresì nella nuova pellicola di Scott Cooper Out of the furnace con Christian Bale e Zoe Saldana. Storia di una vendetta in cui Russel Baze (Bale) una volta uscito di prigione scopre che suo fratello minore, appartenente a un giro di scommesse clandestine, è stato improvvisamente ucciso. Il regista ci trasporta in un ambiente agricolo della provincia statunitense reso cupo dall’eccellente fotografia di Masanobu Takayanagi. È un film ben retto dalla bravura degli interpreti che si “spostano” in una sceneggiatura brutale dalle forti tinte depressive e che può definirsi lo specchio di una certa società priva di entusiasmi e di speranze. Personaggi a terra che cercano affannosamente un certo riscatto nella distruzione di prospettive future, in un contesto di fabbriche nel quale pare un’utopia riuscire a uscirne per trovare una nuova dignità esistenziale. Forse è proprio in quegli affanni che trova rappresentazione  una spinta costante verso la speranza. Nella pellicola anche un grande Woody Harrelson.

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