Alla corte del Moro

Torino

Tra il 1482 e il 1499 Milano era governata da Ludovico il Moro. In quel periodo la sua corte era un cenacolo di grande dinamismo intellettuale. Un dinamismo alimentato, tra gli altri, soprattutto da due presenze molto ingombranti: Leonardo e il Bramante. I due grandi artisti hanno lavorato insieme nella corte dello Sforza animando un dibattitto così profondo e intellettualmente stimolante da fare di Milano uno dei centri culturali più importanti d’Europa. La relazione tra i due si estrinseca a ogni livello, dalla pittura all’architettura, dalla poesia fino alla storia della scienza. L’unicità di tale rapporto, consolidato dalla stima e dall’amicizia personali, pur nella reciproca autonomia di scelte espressive e stilistiche, non si trova negli altri centri artistici dell’epoca. Milano si è potuta fregiare anche nei secoli successivi di questa forte intesa, che ha trovato rappresentazione in molte realizzazioni che decorano Milano e i suoi dintorni. Nel libro Forestieri a Milano, riflessioni su Bramante e Leonardo alla corte di Ludovico il Moro (Nomos edizioni, 190 pagg.) che viene presentato oggi a Torino, alle 18, al Circolo dei lettori, questo confronto così appassionante viene documentato e sviluppato. Arricchito da una vasta iconografia (ben 70 immagini a colori) e dalle prefazioni di Giancarlo Sciolla e Kristina Hermann Fiore, questo testo ideato e scritto da Simone Ferrari e Alberto Cottino comincia con l’analizzare la questione della tradizione, per poi addentrarsi nel contesto lombardo per scorgere gli aspetti ambientali che hanno contribuito alla produzione artistica dei due.

Viene anche approfondito uno studio sul Bramante pittore e uno sul Cenacolo di Leonardo, per concludere poi con una riflessione su Albrecht Durer, del quale si arriva a ipotizzare una possibile presenza a Milano proprio in quegli anni rintracciandone echi e ispirazioni. «Il filo conduttore del libro è il rapporto fra i due grandi forestieri – hanno spiegato gli autori – protagonisti di una stagione irripetibile negli ultimi due decenni del Quattrocento a Milano, che a buon diritto si può definire la nascita della maniera moderna». Dà loro ragione, nella sua prefazione, Gianni Carlo Sciolla, che scrive “I saggi di Ferrari e Cottino s’inseriscono nel novero ormai imponente del dibattito critico su questo complesso argomento, affrontato dagli studi sin dal principio del Novecento. Le riflessioni proposte dagli autori si pongono non soltanto come semplici sintesi e approfondimenti della letteratura ormai copiosa, ma presentano nuove e affascinanti ipotesi critiche”.

Alla presentazione del volume di oggi, al Circolo dei lettori di Torino, sono presenti i relatori Pietro Cesare Marani, Gianni Carlo Sciolla e il soprintendente per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici del Piemonte Edith Coen Gabrielli.

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