Jonathan VanDyke – performance

Roma

Martedì 12 Novembre, Jonathan VanDyke presenterà la performance Self portrait as my mother, as an actress, as a painter, as a stranger. Il lavoro, recentemente apparso a New York presso la galleria On Stellar Rays, viene mostrato a Roma in una nuova versione site-specific, con la collaborazione dell’attrice Sonia Viviani e inserito nella mostra personale di VanDyke “Oltre l’oblio” in corso da 1/9unosunove. Gli spettatori possono assistere alla performance in qualsiasi momento fra le 18 e le 21.

La mostra Oltre l’oblio. Nelle parole e nei film di Michelangelo Antonioni è spesso evocato il tema dello sguardo rivolto nel vuoto, nel nulla che gradualmente e con fatica si rivela pieno di significato. In occasione della sua prima mostra personale in Italia, Jonathan VanDyke prende in prestito il titolo da un breve documentario girato da Antonioni nel 1948, Oltre l’oblio, in riferimento a questo processo evolutivo nella ricerca di significato che ci conduce “oltre l’oblio”, un motivo che fa da filo conduttore nei nuovi lavori di VanDyke, i dipinti, le sculture, le fotografie, e il video.

Una serie di fotografie in bianco e nero raffigura due performer, i danzatori Bradley Teal e David Rafael Botana, avvolti e mascherati da mantelli. Resi ciechi e immersi nell’oscurità dell’oblio dai cappucci che coprono le loro teste, i due, che sono anche una coppia, si vedono mentre l’uno cerca l’altro protendendo le braccia, nel tentativo di raggiungersi. I loro gesti promanano un senso di desiderio, di passione, di perdita, e insieme di scoperta rivelatrice. Questa azione di “discesa nell’oscurità” è rispecchiata anche nelle fotografie di VanDyke che, adottando il procedimento di stampa tradizionale, lascia emergere l’immagine sulla pagina bianca nelle fasi di sviluppo all’interno della camera oscura. Anche le tele di VanDyke subiscono un trattamento simile: inizialmente vengono utilizzate come superfici per le performances di Ellis e Botana, che, secondo precisa indicazione di VanDyke stesso, si muovono senza guardare mai a terra mentre la pittura gocciola dalle loro vesti, e sulle tele si accumulano macchie, gocce, striature che tracciano l’azione e l’interazione dei corpi e delle stoffe, mentre lo sguardo è rivolto altrove. In Oltre l’oblio VanDyke propone un’esperienza spaziale e temporale in cui le opere subiscono una lenta ma continua trasformazione, che coinvolge anche lo spettatore che entra in contatto con esse. Nella prima sala VanDyke ha creato una struttura di valore al contempo scultoreo, architettonico e pittorico, una recinzione di legno aperta, che cela e insieme rivela il suo interno ed il suo esterno a chi guarda, come attraverso delle aperture. Camminandovi intorno e attraverso si possono vedere fronte e retro di sei dipinti e di sei fotografie sistemati all’interno e all’esterno del recinto. I pattern geometrici, che nelle fotografie decorano i vestiti da arlecchino dei performers, mentre nei dipinti si trasformano e si accumulano, riecheggiano l’aspetto di mattoni, sbarre di prigione, muri.