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Cinema da arte pop

La sezione documentari al Festival internazionale del cinema di Roma è entrata nel vivo. Una sezione ormai consacrata dalla vittoria del Leone d’Oro a Venezia per Sacro GRA, di Gianfranco Rosi. Questa mattina è toccato all’interessante docufilm di Dario Acocella (nella foto) Ho fatto una barca di soldi, dedicato all’artista romano Fausto Delle Chiaie. Un film fuori concorso, in cui due espressioni, l’arte attraverso il cinema, si fondono generando un risultato davvero interessante. Delle Chiaie, un importante interprete della pop art e dell’arte povera, si propone così al grande pubblico in modo coerente al suo stile: tramite un film, niente di più popolare. Proprio lui, che al popolo, soprattutto quello romano, ha sempre regalato attimi di bellezza, con installazioni, performance e le sue opere multifigurative posizionate in giro per la città. In realtà non è la prima volta che l’artista dialoga con la cinepresa. Altri documentari e cortometraggi si sono occupati di lui in passato. Ma ora, grazie ad Acocella, Delle Chiaie si offre al grande pubblico usando la porta principale e una vetrina di lusso, come il Festival romano.

Una buia giornata di dicembre, cielo plumbeo e la macchina da presa che si sofferma su un carrello vuoto e un ombrello. Stiamo a la Sgurgola, comune in provincia di Frosinone dove da anni vive l’artista Fausto Delle Chiaie, e questo è l’esordio sul grande schermo di Dario Acocella. Dopo anni a farsi le ossa nelle serie tv, girando spot e video musicali sempre rigorosamente d’autore, per Acocella è arrivato il momento del grande salto al cinema. E per farlo ha scelto una storia originale, non banale, che esalta il suo essere un cinephile tra David Lynch e i Cahiers Du Cine’ma. Ho fatto una barca di soldi, la pellicola presentata in anteprima oggi al Festival internazionale del film di Roma, è appunto il racconto della vita di Fausto Delle Chiaie, eccentrico artista che da anni espone le sue opere en plein air davanti all’Ara Pacis. Un museo all’aperto che i romani e i turisti possono ammirare passeggiando per il centro della capitale. E così, dopo Sacro GRA, un nuovo docufilm si prepara ad affascinare la kermesse cinematografica romana. «Roma è la protagonista indiscussa della pellicola – spiega Acocella intervistato dal Velino – lo stesso Delle Chiaie si definisce un pezzo della città eterna». E come Wim Wenders fece nel 1980 con Nicholas Ray – del quale raccontò gli ultimi giorni di vita nello stupendo Nick’s Movie – così il regista romano, che non fa mistero dell’influenza che hanno avuto nella sua carriera lo stesso Wenders e Werner Herzog, ci presenta un ritratto sincero e acritico di Delle Chiaie. «È un personaggio poco conosciuto al grande pubblico ma molto apprezzato dagli addetti ai lavori. Mi ha affascinato perché incarna il modo migliore di interpretare il senso della vita degli artisti. Vive per esprimere la sua arte: con una pensione minima e in una casa senza luce, ma quello di cui non può fare a meno è la sua arte. Anche con la pioggia, il freddo, a Natale, lui sta là per esprimere il suo mondo interiore. Ama vivere in mezzo alla gente, parlare e confrontarsi con le persone, ma allo stesso tempo non ama immergersi nella mondanità, nelle feste, stare insomma sotto la luce dei riflettori».

Acocella racconta anche come è stato l’approccio con una personalità complessa come Delle Chiaie: «Gli ho detto: che ne dici se inizio a riprendere i tuoi lavori? E così – racconta il regista – giorno dopo giorno, ripresa dopo ripresa, è nato il film. È un uomo molto simpatico e solare ma anche schivo. Ho impiegato quattro mesi a farmi invitare a casa sua, è una persona riservata. Non ama stare al centro dell’attenzione, potremmo dire che ha fatto una scelta di non notorietà». E la sua reazione al film? «Gli sono piaciute molto le scene che ha visto – confida Acocella – è stato contento. Sono andato in profondità nel raccontare la sua figura, ma sempre con quella giusta distanza per non cadere nell’agiografia o nell’esaltazione». E per Acocella l’esplorazione della realtà è sempre stata un punto fermo della sua attività come cineasta. Non è un caso che nel suo cassetto riposi un adattamento ispirato alla Terra del rimorso di Ernesto de Martino, libro nel quale l’etnografo raccontò sul finire degli anni ’50 il fenomeno del tarantismo in Salento. E il pubblico sembra apprezzare questa nuova ondata di cine’ma ve’rité che sta investendo il nostro paese, come testimoniato dal sold out per le due serate di proiezione di Ho fatto una barca di soldi. Ma, conclude Acocella nella sua intervista al Velino, non è tutto oro quel che luccica: «Molti documentari non trovano distribuzione in Italia. Penso al caso dell’interessantissimo film di Jonathan Demme Enzo Avitabile Music Life, che solo gli addetti ai lavori hanno potuto vedere». Resta quindi da vedere se il Leone d’Oro a Sacro GRA ha aperto la strada a un tipo di pellicole ancora poco considerate dal grande pubblico e dai distributori.

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