La normativa dell’arte

Quando al Maxxi non si fanno lezioni di yoga o balli di gruppo ma presentazioni di elevato livello culturale, l’affluenza diminuisce sensibilmente: così all’Auditorium si è svolta l’interessante presentazione del libro The art collecting legal handbook di Bruno Boesch e Massimo Sterpi, edito da Thomson Reuters. Il testo, interamente in lingua inglese, rassegna capillarmente lo stato dell’arte di quasi trenta paesi, in termini di normative interne e modalità per acquistare, importare, esportare e donare opere d’arte. Un libro dunque, non da leggere ma da consultare, rivolto a giuristi di settore ma soprattutto utile vademecum per collezionisti, curatori, direttori di musei, assicuratori, trasportatori. Avvalendosi del contributo dei migliori esperti di diritto dell’arte, l’avvocato Sterpi ha proposto per ogni paese i medesimi quesiti, al fine di ovviare ai molti dubbi circa l’acquisto, la detenzione e la circolazione delle opere d’arte all’interno dell’ormai fortemente globalizzato mercato dell’arte. «Un libro che ho scritto in primis per me», dichiara Sterpi durante la presentazione «da anni, essendo un accanito collezionista, mi si presentano una serie di problemi, così anche alle persone con cui lavoro, direttori di musei, presidenti di fondazioni. Questo libro vuole essere una riposta, se non a tutti, a buona parte dei nostri dubbi». A sensibilizzare il pubblico sull’attualità dei temi trattati sono intervenuti durante la presentazione, oltre all’autore, Giovanna Melandri, presidente fondazione Maxxi, Anna Mattirolo, direttore Maxxi arte, che ha sollevato con fermezza il problema dell’assenza di un sistema ministeriale che lavori sul contemporaneo, Anna D’Amelio, presidente amici del Maxxi, secondo la quale in tempi di crisi l’importanza delle fondazioni è enorme, poiché l’arte non può esser solo questione di soldi ma passione e mecenatismo, e infine, Mariolina Bassetti, presidente Christie’s Italia, che ha rincuorato circa il successo dell’arte italiana nelle ultime aste inglesi (a 28 milioni di sterline i recenti incassi di Londra).

Il punto di partenza della riflessione articolata nel libro, sembra essere la ricerca di una risoluzione all’eterogeneità delle singole normative nazionali in tema di circolazione, importazione, esportazione, acquisto e vendita, delle opere d’arte tra i paesi europei ed extra-europei. Lo scenario che si profila risulta essere, infatti, alquanto complesso; a ostacolare le operazioni transfrontaliere e la circolazione in generale delle opere, non è solo il mancato raccordo della disciplina puramente privatistica tra alcuni paesi ma anche, e soprattutto, le forti disparità tra sistemi fiscali, doganali e assicurativi. Inoltre, le leggi che riguardano l’arte rimangono prevalentemente nazionali, rendendo assai difficile la conoscenza di tutte le norme che si applicano alla circolazione di opere tra più paesi. Troppo stretti anche i confini del diritto internazionale privato, dove esigue sono le disposizioni utili al fine di individuare la legge più idonea a disciplinare una determinata fattispecie, ossia la legge vigente nello stato ove il rapporto giuridico è meglio localizzato. I criteri di rinvio per la scelta delle norme applicabili, vanno spesso a bloccarsi di fronte a interrogativi del tipo: su chi gravano gli obblighi sulla manutenzione quando l’opera è in prestito da un museo o un collezionista di un paese differente rispetto a quello ospitante? I diritti sulle immagini seguono sempre l’opera? Il firmatario di un prestito gode della pienezza dei diritti? In quale paese la tassazione è più favorevole all’acquisto? In quale alla vendita? Massimo Sterpi per provare a razionalizzare le molte istanze di un sistema-mercato dell’arte in continua evoluzione, è partito da una struttura semplice, che ha definito il proprio mantra, e ha così suddiviso i questionari per singolo paese: acquistare-possedere-trasferire. L’opera è arricchita dal saggio di Daniel MacLean sui contratti dell’artista, nonché dalle introduzioni del direttore dell’Icom, Julien Anfruns, di Sam Keller, già direttore di Art Basel e direttore della fondation Beyeler. Da una breve disamina del testo, vengono messi in luce vantaggi e criticità dei luoghi migliori per perfezionare gli acquisti, ad esempio, le belle fiere italiane (tra cui Artissima, Arte Fiera, Miart) hanno l’handicap della benamata Iva al 22%, mentre se ci allunga su Art Basel l’Iva è all’8% -al quale un compratore italiano dovrebbe aggiungere il 10% della tassa per l’importazione- dunque il mercato svizzero consente un risparmio fiscale considerevole, rispetto all’acquisto in casa. Il discorso viene approfondito mostrando lo spaccato francese, inglese, e così via fino agli Stati Uniti e l’Asia. Cosa accade a chi acquista a New York presso l’Armory show, una per tutte le fiere d’oltreoceano? Le vendite sono tassate all’8,8% con l’aggiunta del 10% per l’importazione, tuttavia in Usa non c’è il diritto di seguito come in Italia e in Svizzera, quindi ci possono essere dei considerevoli vantaggi in fase di rivendita di opere.

Ritornando alle agevolazioni inaspettate del sistema normativo nazionale, stupisce scoprire come il nostro paese non abbia un minimo di costo per permesso di esportazione di opere di più di 50 anni, e come molto più garantista sia la protezione codicistica assicurata all’acquirente a non domino, rispetto alla Sivizzera e all’Inghilterra, dove l’acquirente in buona fede si trova pressoché privo di tutele. Passando alla seconda fase della casistica, quella legata al possesso dell’opera, Sterpi mostra nuovi scenari, rivalutando l’Italia come paese in cui l’unica patrimoniale é l’Imu, mentre sui patrimoni artistici non ci sono tassazioni (collezionisti di tutto il mondo venite a detenere in Italia!), si pensi che in Svizzera dove in molti ambiscono a fuggire per nascondere patrimoni finanziari, chi possiede opere per più di 150milafranchi, è tassato su base annua dall’0,1 al 1%. Oltre al dove possedere le opere, il libro fa chiarezza anche sul come e in che modalità convenga possederle. In rassegna la formula inglese che adotta soprattutto il trust, in alternativa alle associazioni benevole, sistema che, seppur riconosciuto, non esiste ancora in Italia, dove, le fondazioni vanno per la maggiore. Altrettanto spinoso il tema delle immunità del sequestro, motivo per cui da parte di certe istituzioni vi è spesso una certa riluttanza a prestare; al fine di evitare spiacevoli inconvenienti, molti paesi per ottenere ad ogni costo prestiti da strutture straniere, hanno aderito a norme anti-sequestro sovra-nazionali che avallano le disposizioni interne. Tuttavia ancora nebulose risultano, ad esempio, le forzature nell’interpretazione dell’immunità federale americana, che impone una limitazione nell’attività commerciale, lasciando l’attività museale pericolosamente a metà strada. Disarmante lo status degli incentivi e delle agevolazioni fiscali per la conservazione, in Italia completamente assenti. Infine una lucida rassegna di motivazioni spiega al lettore come mai la donazione dei patrimoni artistici è insita nella cultura di molti paesi (in primis l’America), e desueta in molti altri (l’Italia fra tutti). Le ragioni sono varie, passando per motivi più sociologici, che vedono l’onorabilità sociale e il riconoscimento del pubblico merito come una componente della cultura americana, si arriva a inquadrare i collezionisti statunitensi come degli avveduti benefattori, laddove in Usa, il capital gain sui patrimoni raggiunge il 40% del valore, mentre la donazione non è tassata ed è un buon sistema per non pagare tasse sulla rivendita o sulla successione. In Italia invece, dove se si vende non si paga nulla e dove se si dona ai musei, non solo è difficile ottenere anche una piccola targa di riconoscimento, ma si è fortunati se i musei non si rivendono il tutto, non ci sono buoni motivi per fregiarsi del titolo di benefattori. Tante le contraddizioni, molti i busillibus su prassi e applicazioni delle norme internazionali, considerevole lo sforzo da parte di Massimo Sterpi e Bruno Boesch nel cercare di fare chiarezza e proporre soluzioni pratiche ai problemi trattati. Nel dedalo di leggi che caratterizza l’ordinamento nazionale, fa sorridere un barlume di speranza fornito da una preziosa norma, applicata sino ad oggi solo 21 volte; si tratta dell’art 28 bis Dpr. 29.9.1973 n. 602 che, in tema di disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito, prevede tra le modalità di pagamento la possibilità di saldare attraverso la cessione di opere d’arte al ministero per i Beni e le attività culturali. Forse un buon appiglio, in tempi di crisi, per risolvere il giogo fiscale di alcuni fortunati italiani collezionisti?