Dal caveau al museo

Fino al 16 febbraio 2014 la fondazione Roma, palazzo Sciarra ospita, per la prima volta fuori dalle mura del capoluogo campano, Il tesoro di Napoli. I Capolavori del museo di San Gennaro. Tesoro perché, come ha dichiarato in conferenza stampa Paolo Jorio, curatore della mostra e direttore del museo partenopeo, «Rappresenta una civiltà millenaria. La mostra è un percorso attraverso Napoli». Una popolazione, quella campana, che lungo i secoli si è sempre riconosciuta e votata al santo e al quale nel 1527 fece voto affinché facesse terminare i tre flagelli che la stavano devastando. Prende vita così la Deputazione, l’organo formato da 12 membri, due per Sedie, con il compito di erigere a San Gennaro una cappella più bella e ampia all’interno del Duomo e custodire la Real cappella del duomo contenente l’ampolle con il sangue e le reliquie. La Deputazione iniziò così a commissionare e a scegliere quanto di meglio della produzione artistica esistente permettendo la costituzione di un patrimonio artistico d’immenso valore simbolico ed economico. Si deve ai maestri artigiani partenopei, spesso ignoti, a volte con nomi, mai famosi, la creazione della Croce in argento e coralli del 1707, il Calice d’oro rubini, smeraldi, brillanti (di Michele Lofrano), l’ostensorio in oro, rubini, zaffiri, smeraldi e brillanti, la collana di perle, il San Giovanni Battista in argento fuso, sbalzo e cesellato e rame dorato e numerosi altri manufatti.

Protagonisti della mostra a palazzo Sciarra sono la Mitra e la Collana di San Gennaro. Demandato il compito di creare una collana per il busto del Santo a Michele Dato nel 1679, la Collana di San Gennaro si è abbellita lungo i secoli con i doni da parte di sovrani, principi e imperatori divenendo uno dei gioielli più preziosi al mondo. L’oro, i diamanti, i rubini e gli zaffiri della Collana raccontano la storia di Napoli e la loro personale. La Mitra (1713), realizzata nell’antico borgo degli orefici da Matteo Treglia, si compone di 3,964 pietre preziose ciascuna con un significato simbolico: i rubini sono il sangue dei martiri, i diamanti la fede intoccabile e lo smeraldo l’unione del santo con l’emblema dell’eternità e del potere. Incisi sulla Coppia di infule della Mitra i nomi dei deputati della Deputazione che l’avevano commissionata.

La mostra afferma Paolillo, esperto gemmologo e a capo del gruppo che ha studiato e ricostruito la storia delle singole pietre, «è uno dei grandi recuperi del patrimonio nazionale, un patrimonio fino a oggi nascosto al pubblico». La conferenza stampa non è stata però esente da critiche. Emmanule Emanuele, presidente della fondazione Roma, ha sottolineato come nel nostro paese ci sia un costante occultamento delle sue bellezze. Di come la fruizione da parte del pubblico sia vista male impedendo la scoperta dei patrimoni artistici nascosti in buie stanze. Parlando della mostra, inoltre, ha sottolineato come la stampa ne abbia parlato utilizzando sempre la frase, vera, ma non fondamentale, che il Tesoro di San Gennaro ha un valore superiore a quello dei Gioielli della Corona d’Inghilterra e dello Zar di Russia. Dopo la mostra a Roma, grazie alla donazione di teche speciali, la Mitra e la Collana di San Gennaro saranno sempre visibile al pubblico nel Museo dedicato e non più chiuse nel caveau di una banca.

Fino al 16 febbraio; fondazione Roma, via Minghetti19; info: www.fondazioneromamuseo.it