Da Omero alla Street art

È opinione consolidata quella di raccogliere le storie del mondo in una manciata o poco più di trame. Amore, guerra e pochi altri, dall’alba dei tempi a oggi, sono i temi che tengono banco nella maggior parte delle pubblicazioni (per non parlare della tradizione orale). Così da Omero fino a Dave Eggers l’unica cosa che cambia è il modo di raccontare la stessa storia. Ecco spiegato, tra l’altro, perché è così difficile essere scrittori. E pittori. Sì, perché un cammino simile, se non parallelo, a quello della letteratura è stato percorso dalla storia dell’arte. Cambiano le tecniche, cambiano i materiali ma (eccezione fatta per l’astrattismo) sempre quelle sono le cose da rappresentare o i modelli reali, o meno, a cui riferirsi. Qui, dunque, come prima, la differenza non è nell’oggetto ma nello stile della rappresentazione. Tutto questo sembra essere  cristallino a Dan Witz e lo dimostrano un paio di ritratti esposti nella sua personale alla Wunderkammern di Roma.

L’artista newyorkese espone, fra le tante, due tele con altrettanti volti femminili. A illuminare i tratti delle ragazze dipinte non è la luce di una candela come nei soggetti del seicentesco George de la Tour ma la luce elettrica di un cellulare. Lo sfondo è scuro, come quasi da tradizione fiamminga; dal nero, colpite da un fascio di luce blu, si delineano le fisiognomiche delle donne. Quello che rappresenta Witz è la storia della nostra arte. A ben vedere l’artista non fa niente di nuovo se non aggiornare una tradizione (cosa che per l’appunto proprio nuova non è). Eppure, come le dame dell’Ottocento immortalate sulle tele intente, sdraiate sul divano, a leggere un libro hanno rappresentato un’intera epoca, così le donne del creativo possono essere prese a simbolo della nostra generazione. A cambiare è poco e niente, la storia è sempre la stessa, la differenza è una sfumatura. Queste, come le altre tele esposte, sono a tecnica mista: fotografia stampata su supporto e ritocchi finali a olio. La superficie impressionata industrialmente si rivela a tratti sotto lo strato pittorico rivelando la genesi del lavoro.

Ma Witz è prima di tutto artista di strada. Esposte nella galleria capitolina troviamo, infatti, le produzioni che più lo caratterizzano. Volti affacciati da dietro gabbie e prigioni che sbucano da muri metropolitani come una parentesi nel mezzo di un testo. Straniamenti cittadini, inquietanti e inaspettate visioni destabilizzano i passanti colti di sorpresa in un incontro assente il giorno prima. Gli interventi di Witz aprono un porta su una superficie che si credeva chiusa, aggiungono una dimensione fittizia a un muro reale, portano il grido di un mondo che sembra rinchiuso sotto la terra, una voce che pare provenire dal centro del mondo e che d’improvviso esce alla luce non più sopra del bordo di un marciapiede. Cercare di ricreare tutto questo in una galleria non è impresa facile, il continuo susseguirsi di queste gabbie in uno spazio chiuso produce un effetto inverso alla sorpresa. Il merito più grande della Wunderkammern rimane quello di presentare artisti poco conosciuti in Italia. In ogni caso, la prima opera appena entrati nello spazio a destra vale le ragioni di una visita: piccioni a pieno campi in un horror vacui stesi per l’intera superficie di una gigantesca tela.

Fino al 17 novembre; Wunderkammern, via Gabrio Serbelloni 124, Roma; info: www.wunderkammern.net