Oggi è il C-Day

Roma

L’arte per tutti è gratuita: oggi si celebra la nona giornata del contemporaneo promossa da Amaci, l’Associazione dei musei di arte contemporanea italiani. Porte aperte e visite gratuite in 800 luoghi dell’arte contemporanea sparsi per l’Italia con mostre, laboratori e incontri creati per questa ventiquattr’ore diventata ormai un appuntamento imperdibile. Musei comunali, ma anche gallerie private: tanti sono i luoghi aderenti e che hanno organizzato per questa giornata eventi eccezionali. La piazza del Maxxi accoglie un’enorme ragnatela rossa, installazione e performance di Uemon Ikeda, mentre il Mart di Rovereto si anima, per il quarto anno, con Mart Up! Vivi il Museo e il Musma di Matera dedica la giornata alla convergenza tra arte e musica elettronica. Tra gli spazi che partecipano ci sono anche il Gamec di Bergamo, il Macro di Roma, la fondazione Torino Musei, Castello di Rivoli e Madre. Tante sono anche le gallerie private che hanno voluto far sentire la loro voce e l’interesse affinché l’arte sia accessibile a tutti. Alla galleria Arché (Roma) vengono espostele opere, tra gli altri, di Mario Vélez, Laura Figueroa e Achir, mentre la sede milanese di Banca Sistema apre le sue porte al pubblico con la personale della pittrice Sofia Cacciapaglia. La nona giornata del contemporaneo è anche laboratori per bambini e adulti, conferenze e presentazioni: un modo per vivere l’arte al di fuori degli schemi, un modo per stimolare la conoscenza a tutti i livelli.

Sin dalla prima edizione l’immagine della GdC è stata legata ad artisti italiani di fama internazionale come Pistoletto (2006), Cattelan (2007), Pivi (2008), Ontani (2009), Arienti (2010), Paolini (2011) e Vezzoli (2012). Quest’anno la campagna 2013 è stata affidata all’opera di Marzia Migliora Aqua Micans: una fotografia che ritrae le portatrici d’acqua mentre attraversano il Grande Cretto.

«Anni fa – dichiara l’artista – avevo attraversato per la prima volta il Grande Cretto in silenzio, camminando piano, con rispetto, un’attitudine sorta spontanea in un luogo sacro e privato al tempo stesso. L’opera di Alberto Burri si estende per dieci ettari sulle rovine di Gibellina. Per ambientare l’azione che avrei fotografato cercavo un luogo di siccità, con elementi in forte contrasto al gesto di nutrire e dissetare. Immaginavo così l’ambiente in cui le donne avrebbero camminato in fila, naturali, come nel compiere un’azione quotidiana ma allo stesso tempo caparbia. Ho scelto un sito che non fosse naturale, si tratta volontariamente di un’opera d’arte affinché il gesto di dissetare, facendosi carico di portare acqua, si riferisca direttamente a chi continua a credere nella cultura come motore di cambiamento sociale, investendo la propria energia».

Info: www.amaci.org