Anche i Musei Vaticani si rinnovano. A dispetto dell’apparente immutabilità che caratterizza secoli e secoli di grande storia dell’arte che guarda allo splendore dei secoli passati, qualcosa tra le maestose sale e gli imponenti corridoi che racchiudono gelosamente i capolavori dell’arte che fu si muove. In un’affollata conferenza stampa, tra le affrescate pareti di una delle Stanze di Raffaello, il direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci ha presentato il nuovo allestimento del Museo profano e la mostra, ad esso collegata, Preziose antichità che è ospitata da oggi e fino al 4 gennaio 2014 nella sala delle nozze aldobrandine. «Il Museo profano – dichiara il direttore Paolucci – raccoglieva testimonianze dell’antichità classica, greca, monete, avori, vetri, oggetti che venivano da civilta remote, come gli ori precolombiani». Il museo rappresentava così la prima raccolta destinata all’esposizione e alla conservazione delle antichità profane in Vaticano, istituita da Papa Clemente XIII nel 1761 con il Motu proprio e realizzata nel 1767. Ma fu papa Pio VI a incrementare ulteriormente le collezioni, con materiali provenienti anche da scavi, e a incaricare Luigi Valadier e suo figlio di abbellire ulteriormente la sala che conteneva gli oggetti.
«Il lavoro dei curatori – prosegue il direttore – Guido Cornini e Claudia Lega è stato quello di ricomporre la consistenza del Museo profano così come era nei suoi anni gloriosi, nel momento in cui Pio VI Braschi lo aveva reso stupore del mondo e stupore d’Europa: uno dei luoghi più ammirati e più affascinanti del collezionismo internazionale prima che venisse depredrato da Napoleone che privò la collezione delle sue opere più prestigiose. Questo lavoro è stato fortemente sostenuto da me e da altre personalità, un lavoro come quello condotto dai curatori aveva anche bisogno di cooperazioni internazionali perché il Museo profano è finito in buona e decisiva parte ai quattro angoli del mondo. Si trattava, quindi, di chiedere e ottenere prestiti importanti di opere che facevano parte della biblioteca apostolica e riportarli, sia pure per un breve periodo, a casa loro. Sono arrivate molte cose importanti dal Louvre e dall’Hermitrage di San Pietroburgo».
La sala si presenta come un gioiello architettonico settecentesco, mirabilmente conservata con pavimento e pareti rivestiti da marmi. «Dare una spiegazione – commenta il curatore Cornini – a quello che è stato fatto in questi mesi non è semplice, è un lavoro che viene da lontano. Si parla di anni addietro, quando il Museo profano aveva bisogno di un restauro e quindi ci siamo messi al lavoro dapprima sulla parte architettonica e strutturale, poi sugli arredi come la parte ebanistica. Si tratta, quindi, di valorizzare a occhi contemporanei gli affascinati miscugli di antico, moderno di allora e anticheggiante che si trovano nel Museo profano». La mostra Preziose antichità espone, per la prima volta in oltre duecento anni negli spazi dove erano state concepite, opere importanti come il Gruppo di Augusto con il famoso Cammeo Carpegna e il Gruppo delle Paste. Imperdibile il Cammeo Gonzaga, creazione ellenistica con il ritratto di Tolomeo II Filadelfo e della sua sposa Arsinoe.
Info: www.rome-museum.com


