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Le avanguardie russe

L’Avanguardia russa, la Siberia e l’Oriente esplora in profondità, e per la prima volta sulla scena internazionale, le origini etnografiche e filosofiche delle avanguardie russe, attraverso la scoperta di capolavori, noti e inediti, che uniscono spiritualità e antropologia, animismo e sciamanesimo in un viaggio iniziatico verso la conoscenza e la ri-conoscenza delle fonti orientali ed eurasiatiche nel Modernismo russo. Un ritorno alle origini che fa scoprire il mistero dell’altro, creduto diverso fino al momento in cui se ne scopre l’appartenenza intrinseca alle proprie radici. L’arte russa infatti ha potuto attingere più di ogni altra a un Oriente dalle molteplici sfaccettature che si estende geograficamente dalle steppe dell’Asia all’India, dalla Cina al Giappone, passando dalla Grecia alla Siberia: una moltitudine di paesaggi, atmosfere, ritualità e pratiche quotidiane che corredano, come doni, il lungo viaggio dell’ultimo zar verso San Pietroburgo.

Suddivisa in 11 sezioni, la mostra si apre sul lungo percorso che – tra 1890 e 1891 – Nicola (lo zarevi?), futuro zar di tutte le Russie, intraprese da Trieste a Vladivostok per poi tornare via terra a San Pietroburgo attraversando gli immensi spazi della Siberia. La spedizione era volta a rafforzare le relazioni con i popoli della frontiera orientale dell’Impero, e che di fatto stabilì i contatti con territori inesplorati e con i popoli “minori” e “primitivi” della Siberia. La rassegna sviluppa attraverso 130 opere (79 dipinti, acquerelli e disegni; 15 sculture e 36 tra oggetti del repertorio etnoantropologico e incisioni popolari) la complessa relazione fra l’arte russa e l’Oriente, attraverso pittori famosissimi – come Wassily Kandinskji, Kazimir Malevi?, Natal’ja Gon?arova, Michail Larionov, Léon Bakst, Alexandre Benois, Pavel Filonov -messi in relazione con altri artisti dell’epoca, altrettanto significativi benché meno noti, come Nikolai Kalmakov, Sergej Konenkov e Vasilij Vatagin, la maggior parte delle cui opere sono esposte in Occidente per la prima volta.

La mostra intende sottolineare l’importanze del dialogo culturale, del valore dell’accoglienza e valorizzazione del diverso da sé, dell’ altro, intenso sia in senso fisico che psicologico: un segnale di comprensione cosciente e consapevole della storia e dei percorsi identitari, sino a oggi, sino a noi. L’esposizione inizia con la presenza, come una sentinella, di una kamennaja baba (statue paleolitiche in pietra diffuse su tutto il territorio dell’Impero), quasi a introdurre il visitatore a un rito di passaggio siberiano e orientale verso l’Avanguardia russa, e si chiude con un’altra presenza altrettanto significativa, una grande scultura di Sergej Konenkov che, nell’enigmatico gesto della mano alzata, ci ricorda l’assenza, lo zero, come elemento nirvanico all’origine del tutto. Medesimo concetto evocato dai dipinti introduttivi: Macchia nera di Kandinsky, Cerchio nero di Malevi? e Il vuoto di Gon?arova, simboli delle concezioni cosmogoniche alla base sia delle culture orientali che di quelle sciamaniche. La rassegna si articola poi in sezioni in cui il visitatore incontra oggetti provenienti dalle grandi collezioni antropologiche ed etnografiche di San Pietroburgo e di Mosca, affiancati dai dipinti che da tali collezioni furono ispirati e da materiale documentario utile a ricreare i diversi contesti di provenienza.

Fino al 19 gennaio; palazzo Strozzi, piazza Strozzi, Firenze; info: www.palazzostrozzi.org

 

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