«Le mie opere riguardano la gente – dice Shaul Knaz – non ritraggo gli uomini e le donne, io parlo di loro, della società, ma quello che descrivo non ha un intento politico. L’uomo contemporaneo circondato da internet, dal digitale, è diventato schiavo della tecnologia che lo confonde perché non capisce fino in fondo questo nuovo modo di approcciarsi alla vita». Shaul Knaz è un artista israeliano cresciuto nel kibbutz, la sua arte trae ogni ispirazione dai rapporti interpersonali che coinvolgono in particolar modo uomini e donne. La pittura di Knaz esprime i sentimenti, i pensieri e le paure che rappresentano la società contemporanea.
Nelle opere dell’artista la composizione spaziale ricalca l’antico topos dell’horror vacui: Knaz inonda i suoi lavori dei ricordi legati alla vita nel kibbutz, la sua esistenza viene così narrata in un brulicante universo immaginario colmo di figure espressive che descrivono il bisogno umano di relazionarsi. «Cerco di stimolare l’immaginazione degli spettatori – afferma l’artista – i pensieri, le parole e le emozioni che permettono di prendere parte al mio viaggio e speculare su esperienze di vita, di amore, di lotte e di sogni. Tento di lasciare spazio sufficiente alle persone per cercare di indurre a capire il mondo complesso che ci circonda». La volontà di Knaz è in prima istanza rappresentata dalla necessità di comunicare con l’uomo contemporaneo senza dover per forza appellarsi a un linguaggio inaccessibile e fuorviante. Il vocabolario pittorico dell’artista è composto da simboli che interagiscono con il pubblico in maniera semplice e diretta, sono immagini della natura, della società, sono visioni di reminescenze esistenziali, parole formulate dal colore, dal quel gesto espressivo che contempla ogni aspetto della vita di una persona. Aggiunge Knaz: «L’uomo e la donna sono le cellule fondamentali dello stare insieme. Per me simboleggiano la capacità o la mancanza di vivere tra la gente o in una famiglia. La grande libertà che gli esseri umani godono in questo tempo storico confondono i sensi e creano illusioni di un tipo di vita che va oltre le capacità che l’anima può afferrare. Tornando a casa si aspetta l’amore, la sicurezza e il comfort, come in passato. L’incontro tra i due sessi, che si rifiutano di abbandonare l’amore, vivono però in una sorta di estraneità, dove diventa difficile e confuso relazionarsi. Questo nuovo mondo in cui quasi tutto è possibile, è insopportabile».
Le parole di Knaz colgono l’essenza profonda della condizione umana nella società del XXI secolo, in cui l’assoluta fiducia nel progresso, nelle nuove tecnologie ha come distratto gli uomini rendendoli incapaci di percepire il giusto fine di questi strumenti, portando all’eccesso il bisogno di comunicare, di condividere in effimeri spazi virtuali dove forse è percepita tutta la solitudine che ci circonda. On the way of happiness, titolo di un’opera in mostra, sembra divenire il monito per ritrovare la semplicità, l’essenza naturale del mondo che necessita di ritrovare lo spirito di una collettività partecipe e solidale.
Fino al 31 ottobre, Ermanno Tedeschi Gallery, via del Portico d’Ottavia 7, Roma; info: www.etgallery.it


