Visiva, la città dell’immagine

Con i suoi 7mila metri quadrati a disposizione è lo spazio privato più grande d’Italia dedicato all’arte. Apre oggi a Roma Visiva, la città dell’immagine: tre gallerie espositive, una biblioteca e bookshop, un bar a chilometro zero e una scuola di fotografia, cinema e grafica. Obiettivo di Visiva è valorizzare l’agognato processo di crescita del territorio italiano attraverso lo sviluppo dell’imprenditoria culturale e creativa, mettendo in moto delle sinergie tra domanda e offerta formativa lasciando liberi i creativi di esprimersi ed esporre. Tante trasformazioni, fabbrica di legnami nei primi del Novecento poi di caffè e infine supermercato, per il nuovo vasto spazio che nel cuore della capitale è nato grazie alla volontà di diversi professionisti del mondo dell’audiovisivo: l’amministratore delegato e direttore didattico Massimo Ciampa, la direttrice culturale Auronda Scalera, Rossella Cavaniglia, il direttore della struttura cinema Stefano Belli, il responsabile della struttura Glauco Vapeni e l’architetto Michele Ricco.

«Visiva – dichiara Auronda Scalera – è nata da un sogno di otto persone che credono, soprattutto in questo momento storico, che l’arte abbia un ruolo fondamentale nella vita dell’umanità. Visiva è arte, didattica e servizi. Visiva vuole scardinare i luoghi comuni dell’arte attuando progetti innovativi al suo interno e al suo esterno. Ad esempio, nella galleria verranno poste con il tempo delle sedie realizzate da artisti contemporanei che fungeranno da sosta davanti alle immagini esposte visto che la media di fruizione di ogni visitatore è di un minuto, troppo poco per entrare davvero nell’essenza nell’opera. Inoltre le varie gallerie espositive ospiteranno mostre di giovani artisti in confronto diretto con grandi nomi dell’arte. Verranno organizzate delle “futurspettive” di giovani artisti per farci raccontare in anteprima le loro opere future. La figura del curatore e dell’artista saranno completamente revisionate, filosofi realizzeranno mostre per artisti, artisti potranno realizzare mostre per scrittori e via dicendo». Una rivoluzione, quindi, è quella che Visiva si ripromette di portare nel mondo troppo spesso paludato dell’arte contemporanea. Anche a livello didattico il centro vuole essere innovativo. «Visiva – continua Scalera – ha creato un modello didattico che si sviluppa su linee parallele con moduli settoriali tematici della durata di circa due mesi. La sperimentazione didattica permette all’allievo di personalizzare completamente il percorso formativo in modo da poterlo adattare, attraverso una serie di interventi controllati, alle mutevoli esigenze personali ma sopratutto di mercato. L’obiettivo finale è quello di formare delle realtà pronte per un inserimento immediato ai massimi vertici lavorativi, e questo si attua attraverso una didattica pratica e in collaborazione con aziende partner, formando le risorse direttamente sul campo». La forma, si sa, influisce sul contenuto quindi anche lo spazio di Visiva si presenta in modo originale e dirompente: «Visiva è uno spazio fluido e aperto, senza porte ed uffici. La grande differenza con gli altri grandi spazi dedicati all’arte è che è basata sui profondi e veloci cambiamenti in atto nella nostra società. Visiva vede e ascolta attentamente. Le mostre non saranno semplici vetrine per artisti e compratori ma porranno delle domande importanti sull’arte; ogni corso formerà delle risorse sul campo da poter reinserire nel nostro organico. Visiva è tutto questo ma non solo», conclude la direttrice culturale.

A inaugurare il centro la mostra fotografica Nuove mitologie di Ol’ga Tobreluts, a cura di Arkadyi Ippolitov, storico dell’arte ufficiale dell’Ermitage di San Pietroburgo. L’esposizione esplora e analizza la conflittualità tra mito e immagine nel contemporaneo.

Visiva, la città dell’immagine

via Assisi 117, Roma

info: www.visiva.info

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