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Rush, il prossimo cult

La prima sensazione che suscita la visione di Rush è quella di affrettarsi per saperne un po’ di più sulla storia della Formula 1 degli anni Settanta. Il nuovo film di Ron Howard è un appassionante e adrenalinico elogio alla velocità, alla sfrontatezza, alla saggezza, all’autenticità di quel periodo, all’amicizia e, soprattutto, alla grinta. Il tutto concentrato in una storia di sport: la rivalità genuina e spietatamente rabbiosa tra due leggende di una delle discipline più nobili che esistano, l’automobilismo. Parliamo di Niki Lauda, interpretato magistralmente da Daniel Brühl, e James Hunt, che rivive grazie all’ azzeccata prestazione di Chris Hemsworth. La pellicola è stata presentata ieri sera a Roma nella premiere italiana all’auditorium della Conciliazione, alla presenza dell’intero cast e del regista, in un evento promosso dalla produzione italiana del film, l’Andrea Leone Film, in collaborazione con Rai Cinema. I direttori della compagnia cinematografica, Andrea e Raffaella Leone, hanno messo così a segno un altro ottimo colpo, dopo il restauro di C’era una volta in America, uscito l’anno scorso, dimostrando grande fiuto per i lavori di alta qualità.

Era un’altra Formula 1 quella di quegli anni. Era diverso il carattere dei suoi protagonisti, più schietto e meno attento ai protocolli, ma, soprattutto, diversi erano i parametri di sicurezza. I piloti a ogni gara sfidavano la morte in circuiti non sempre adatti alle prestazioni meccaniche delle vetture, nell’alveo di un regolamento non eccessivamente scrupoloso. Il risultato era uno spettacolo assicurato in ogni gara. La contesa tra Lauda e Hunt viene documentata dai suoi esordi, nelle serie minori, fino all’arrivo alla Ferrari, per Lauda, e alla McLaren, per Hunt. Due personalità agli antipodi tra cui, però, era nata una vera amicizia e una grande timore reciproco. Introverso, felino, meticoloso, rigido e prudente, il primo. Dissoluto, bon viveur, guascone, donnaiolo e irriverente, il secondo. Due modi diversi di intendere la guida e la vita stessa: razionale ed efficace, il primo; spericolato e incosciente, il secondo. In comune solo una cosa: la fame di vittoria e l’agonismo iniettato nelle vene. La storia rapisce il pubblico fino a fargli vivere la passione di quei giorni e lo travolge nella cronaca dell’evento più atteso della trama: il drammatico incidente di Niki Lauda, nel circuito di Nürburgring, in Germania, nel corso di una gara che lo stesso Lauda aveva sconsigliato di correre per via delle condizioni del tempo. Un appello non sostenuto dai suoi colleghi. La tragedia arriva quasi subito, al secondo giro. Lauda perde il controllo della macchina, che dopo alcuni testacoda prende fuoco con il pilota incastrato e inerme all’interno dell’abitacolo. Per quasi un minuto Lauda è stato avvolto dalle fiamme a 800 gradi centigradi. Rischierà di morire e resterà sfigurato a vita per le ustioni riportate. Ma dopo soli 45 giorni dall’incidente torna a correre per continuare a sfidare il suo rivale. La scena è resa nel modo più veritiero possibile. C’è tutto: il dolore, la commozione e la paura. Ma anche la determinazione e la voglia di riscatto del campione, che dopo soli 45 giorni dall’incidente torna in pista per contendersi il titolo mondiale con Hunt che nel frattempo aveva recuperato punti sul ferrarista, fino a quel momento primo in classifica.

Il film non è solo per gli appassionati di automobilismo. Non è solo una storia di sport. Lo sport è veicolo attraverso il quale il regista ha deciso di raccontare un soggetto bellissimo, in cui ci sono anche l’amore, la psicologia e il frammento di un passato recente, nel corso del quale sfilano anche personaggi come il Drake Enzo Ferrari, Clay Regazzoni, interpretao da Pierfrancesco Favino, fino a Lord Alexander Hesketh, Daniele Audetto e Alastair Caldwell 

La presentazione italiana del film, ieri sera, è stata un esame importante per Ron Howard. Ci teneva particolarmente alla reazione del pubblico del paese culla della Ferrari, dove la Formula 1 è uno degli sport nazionali più seguiti. Howard ha spiegato alcuni dettagli della sua realizzazione, a partire dal lavoro complesso e articolato messo a punto dallo sceneggiatore, Peter Morgan: «Morgan conosceva Lauda e l’ha intervistato – ha detto il regista – lui non ha avuto nessun tipo di controllo creativo ma si è messo a nostra disposizione, si è fidato di noi. Poi abbiamo intervistato circa 30 persone che conoscevano Hunt e da loro abbiamo imparato moltissimo. In più avevamo con noi esperti di Formula 1 sin dalla preproduzione. Ho amato l’individualità, il loro confronto, diventato come un supplizio. È stata un’esperienza creativa molto intensa per me. Anche se a Hollywood degli amici erano preoccupati, perché nella storia non c’era un buono e un cattivo. Ma Hollywood è così». Per rendere la ricostruzione il più reale possibile, ha continuato il regista «Abbiamo usato ogni moderno strumento a disposizione. Ci sono immagini d’archivio, e molte riprese delle camera car. La computer grafica l’abbiamo usata solo dove, girando diversamente, si sarebbe potuto causare il ferimento o anche la morte di qualcuno». La trama non si adatta particolarmente a una fotografia di spessore, troppo condizionata dalla poca esteticità di marmitte e motori. Ma l’occhio più sano e pulito si concentra soprattutto sulla costruzione delle scene e dei personaggi. Il film consacra definitivamente attori come il tedesco Daniel Brühl, Chris Hemsworth, Olivia Wilde (moglie dell’inglese) e Alexandra Maria Lara (Marlene Knaus, moglie di Lauda). E conferma l’ascesa nel gotha delle star di Holliwood del nostro Favino, orgoglio e talento del cinema nostrano. Da giovedì il film sarà in distribuzione nelle sale italiane. Da non perdere. Correte a vederlo: rush!

 

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