Una wunderkammer in Laguna

La prestigiosa cornice settecentesca di palazzo Widmann con la Rond point des arts propone Wunderkammer, la camera della meraviglie contemporanee. Allestita nel cuore della serenissima a pochi passi dal ponte del Rialto e da palazzo Grassi, la mostra dopo il successo al museo di botanica di Bruxelles, coinvolge 20 artisti e stravaganti ed eccezionali oggetti realizzati dall’uomo e della natura ispirandosi agli eccentrici collezionisti tra il XVI e il XVIII secolo. Il curatore Antonio Nardone offre alla città lagunare la possibilità di viaggiare in un mondo ultraterreno attraverso l’arte stessa. L’abbiamo intervistato per sapere come ha fatto.

Come nasce Wunderkammer?

«L’esposizione Wunderkammer affronta la questione dei legami che uniscono natura e creazione, scoperte e riappropriazione della natura. Se da un lato le camere delle meraviglie tendono a strutturare un’immagine coerente del mondo, ereditata dall’antichità e che preannuncia i tempi moderni, dall’altro sono anche luoghi in cui possono fiorire in tutto il loro fulgore le menti ingegnose, legate a tradizioni magiche e prodigiose. Lo scopo non è soltanto di collezionare e catalogare gli oggetti alla maniera degli enciclopedisti del XVIII secolo, bensì di penetrare nei più reconditi segreti della natura attraverso quanto di più fantastico essa propone. Crani tatuati, animali impagliati e fasciati, ossa umane avvolte con filo rosso e così via, per simboleggiare la relazione fra artificialia e naturalia. Senza esserne sempre consci, gli artisti si inseriscono in un continuum della storia delle curiosità».

Dal successo del museo botanico di Bruxelles alla biennale di Venezia: due realtà opposte, quali le differenti difficoltà tecniche?

«A Bruxelles, avevamo costruito dal nulla un universo come quello che si poteva scoprire nelle camere delle meraviglie. palazzo Widmann, nel cuore della serenissima, offre invece già di suo l’ambiente ideale. Non troppo esuberante o troppo carico di storia artistica, esso ci consente di proiettare l’atmosfera giusta per la Wunderkammer. L’arrivo a Venezia, il labirinto di strade e ponti rendono il viaggio magico, come dei sas d’introduzione per mettere lo spettatore/visitatore in fase con la mostra. La scenografia rispetta l’atmosfera del palazzo. Abbiamo scelto di mantenere molti dei pezzi di mobili presenti in modo tale da offrire al visitatore una lettura intima dell’universo di Wunderkammer. Le difficoltà nell’allestire una mostra a Venezia risiedono sopratutto nell’aspetto organizzativo. Venezia è una città complessa, è dunque necessario anticipare tutto. Una volta trovato il luogo giusto per ospitare la mostra, oltre a ottenere il permesso di accesso al pubblico, bisogna prevedere il trasporto delle opere in barca, considerare le soluzioni giuste per rispettare lo spazio espositivo, ecc. Infatti, non si allestisce una mostra in un antico palazzo come in uno spazio contemporaneo».

Cosa le accomuna?

«Il concetto a Bruxelles e a Venezia è identico. Nella versione di Venezia abbiamo scelto anche quattro artisti italiani che portano la loro prospettiva originale e complementare al progetto».

Aneddoti curiosi?

«Al nostro arrivo a Venezia c’era l’acqua alta. Sulla barca, le casse con le opere sono passate a qualche centimetro dai ponti. È stato un gran momento di tensione ma per fortuna i barcaioli sanno fare bene il loro lavoro.»

Esiste realmente il paese delle meraviglie?

«Sì, certo, il paese delle meraviglie esiste. L’ho visitato e voglio tornarci con la mia famiglia e i miei amici. Questo paese esiste in ogni uno di noi, per quello merita cercarlo. Ignorare l’emozione estetica sarebbe privarsi di una porzione di accesso a sé stessi così essenziale alla nostra vita. Il contatto con la bellezza ci consegna a noi stessi. L’emozione estetica evita di credere che tutto sia sempre spiegabile e prevedibile».

Molti artisti, alcuni poco noti in Italia. Si tende a mostrare ciò che già si conosce. La sua è una sfida?

«In effetti, la maggioranza degli artisti presenti sono di origine belga. La biennale di Venezia, appuntamento essenziale del mondo dell’arte internazionale, mi sembrava essere il luogo ideale per offrire a un piccolo paese come il Belgio un eccezionale visibilità. In Belgio c’è molto talento che vale la pena di far scoprire. Nella mostra troverete grandi nomi come Jan Fabre, Wim Delvoye, Pascal Bernier e molti altri che si stanno ritagliando una spazio importante nel panorama artistico contemporaneo».

Oggi l’arte di cosa deve avere timore?

«L’arte oggi deve aver timore dei curatori e dei commissari il cui discorso accredita un certo tipo d’arte, che è spesso scadente o insignificante. Non si dice ‘meno c’è arte, più ci sono testi’? Nel contempo, l’altro aspetto pericoloso è l’orientamento di giovani artisti che si stanno affrettando a questo filone di ‘non arte’ al limite del teatro o del cinema. Questi artisti si muovono verso produzioni minime che lasciano il campo aperto ai testi curatoriali».

Ieri, oggi e domani: partenze, traguardi e obiettivi di Antonio Nardone

«Da diversi anni sono curatore, editore, gallerista a Bruxelles e ora anche a Torino, organizzatore della fiera d’arte contemporanea Off di Bruxelles. Vorrei che l’anno 2014 fosse un anno chiave per concentrarmi sugli aspetti curatoriali del mio lavoro. Penso che organizzare grandi mostre richieda tempo e una ricerca approfondita. Sarei molto lieto di portare il concetto Wunderkammer in altre sedi europee, facendo certo scoprire gli artisti belgi ma adattando la mostra a ogni luogo, per far emergere anche gli artisti del posto, mettendo in evidenza il filo comune tra il loro lavoro e soprattutto per riaffermare che l’arte non ha confine».

Fino al 29 settembre; palazzo Widmann, calle larga Widmann (Rialto/Ospedale), Venezia; info: www.wunderkammerexpo.com